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Il Cilento

IL CILENTO

Il Cilento si presenta ad un osservatore attento, come un ambiente in cui il limite fra mito, storia e paesaggio si stempera, sempre più tenue.
I racconti mitici, pieni di richiami fascinosi, ancora oggi si confondono con le certezze della storia a dare anima e nobiltà ad un paesaggio eccezionale, vario e movimentato, con coste verdi-azzurre, colline dolci ed ubertose, monti scoscesi e brulli. Lo stesso toponimo sembra avvolto nel mistero, oggetto com'è di contrapposte analisi filologiche che pervengono anche a mettere in dubbio la più accreditata interpretazione di Cilento = Cis - Alentum "Al di qua dell'Alento", giacchè qualcuno avanza l'ipotesi che il nome Cilento derivi dal greco bizantino Cyr - Alynthos "città che domina l'Alento. In epoca moderna il Cilento ha riassunto i termini del più ampio gastaldato longobardo di Lucania, con un territorio compreso fra il fiume Sele a nord, il displuviale del Vallo di Diano ad est, i fiumi Casaletto e Bussento a sud, il Tirreno ad ovest. Un ribaltamento è avvenuto nella funzione diversa del paesaggio rispetto all'andamento della storia recente del Cilento: il rifugiarsi in collina sotto la prima spinta delle invasioni piratesche e per effetto della malaria viene oggi sostituito dal ritorno alle brevi piane e alle coste. Proprio le coste rappresentano la maggiore attrattiva del Cilento, sia per gli abitanti di queste terre che per i turisti a caccia di nuove emozioni. Ma il Cilento non è solo questo affascinante nastro costiero, infatti la metà di questa tozza penisola è coperta di monti, con un paesaggio vario, macchiato a tratti dai boschi. Le cime più alte sono il Monte Cervati (1898 mt), sul quale vi sono tracce di glaciazioni quaternarie, il Monte Faitella (1710 mt), il cui nome ripete l'espressione dialettale di faggio, il Monte Sacro o Gelbison (1705 mt), il Monte Bulgheria (1225 mt). Quest'ultimo con le pareti ora grigie ora brune, levigate dalla forza degli elementi, domina il golfo di Policastro, mentre il Gelbison, anche con la forza delle tradizioni che vi faranno riferimento, è un punto di convergenza delle popolazioni del Cilento, oltre a costituire il fulcro orografico dell'intera regione. Caratteristico il corso del Bussento, che attraversando aree carsiche si immerge per poi comparire fino alla foce. Le colline, per effetto di un clima generalmente mite, ospitano una vegetazione ricca che nella parte più alta è dominata da faggi e castagni e al di sotto dei 700 mt presenta distesi impianti di olivo, viti, alberi da frutto, capperi e fichi, per lasciare il posto, nelle zone di valle e nei piccoli tratti di pianura, ai cereali, prodotti tutti di un'agricoltura finora finalizzata alla sopravvivenza di arcaiche strutture agrarie. Un fascinoso alternarsi di colori illumina le terre coltivate, in cui la nota dominante è conferita dal lussureggiante verde-argenteo delle chiome spesso plurisecolari dell'olivo (olea europea), che qui trova il suo più naturale habitat, tanto da consegnare le radici del suo nome a tanti paesi e contrade dell'intero Cilento. Ed è la collina fra i 300 ed i 400 metri ad ospitare la maggior parte dei centri storici, frutto proprio di quel fenomeno di ripiegamento verso l'interno determinato dalle incursioni piratesche del mare, nonchè del disordine idrografico delle zone pianeggianti. Questi centri, che raramente superano i 5000 abitanti, si adagiano su dorsali, colli e pendii, arroccati ed all'ombra di vecchi castelli e monasteri, alcuni ancora chiusi nel loro isolamento medioevale, a testimoniare un passato fatto spesso di nobilità e di coraggio. Numerosi sono infatti i castelli ed i palazzi signorili che solo negli ultimi anni sono stati in parte valorizzati. Pochi chilometri di strada separano questi siti dalla costa, attraverso tutto un susseguirsi di immagini che sfumano le città delle vacanze e che lasciano intravedere la presenza dell'uomo, dall'apparizione di un pastore o dal lontano rintocco di una campana. La modernità è individuabile solo nei materiali dell'edilizia che intacca l'uniformità dell'abitato, il passato è invece presente ovunque, soprattutto nell'abbigliamento delle donne anziane impegnate nella cura dei campi, ed anche nelle tradizioni che resistono all'evolversi dei tempi e che all'arrivo di emigranti e turisti vengono rinverdite ed inserite in sagre recenti.


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