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Note storiche sul Cilento

NOTE STORICHE SUL CILENTO

Il Cilento, denominato Enotria da Erodoto, Plinio e Stefano di Bisanzio, fu occupato dai Lucani nella parte collinare e montuosa, invece la costa fu interessata dalla colonizzazione greca, della quale Posidonia-Paestum ed Elea-Velia hanno tramandato testimonianze significative. Mentre Velia resisterà alla pressione lucana, Paestum ne subirà l'occupazione e l'inculturamento. Con la conquista romana, il territorio a sud del Sele, distinto dalla Campania e denominato Lucania, fu incluso nella tertia regio augustea. Il passaggio dei Visigoti di Alarico e dei Vandali di Genserico procurarono effetti negativi sulla popolazione e sulle attività, in parte ripresi sotto i sovrani ostrogoti. I bizantini ed i saraceni crearono nel Cilento delle teste di ponte per contrastare i longobardi, che alla fine se ne assicurarono il possesso. Numerose tracce dell'azione culturale e religiosa greca, favorita anche dalla generosa politica dei principi longobardi e convivente con quella della chiesa latina, sono disseminate nei paesi e villaggi cilentani. Il ripopolamento delle terre e l'ampliamento delle colture si consolidarono con la successiva presenza dei monaci benedettini, cha a Cava intesserono una discreta ramificazione nel Cilento. Con i normanni la Baronia del Cilento, composta di ben 44 terre, fu concessa a Targiso di Sanseverino, la cui famiglia la conservò quale unico ed organico complesso feudale fino al 1552, allorchè fu smembrata in numerosi piccoli feudi che caddero nelle mani di funzionari e nuovi opportunisti e il Cilento si trovò così ad attraversare un periodo di angherie che ne determinarono l'arretramento, aumentando in tal modo il divario socio-economico nei confronti delle altre aree del Principato Citra. Nell'Ottocento i fermenti innovatori, che a livello culturale affondavano le radici nelle speranze illuministe del Settecento e del Decennio francese, sfociarono nei moti politici del 1828 e del 1848, repressi dalla reazione Borbonica. La zona di Sapri fu teatro della sfortunata spedizione di Carlo Pisacane, effimere nei risultati furono anche le rivolte dei contadini, tese ad una equa distribuzione delle terre, ma strumentalizzati e truffati dai nuovi borghesi. Venendo all'oggi, se è stato lento il processo di questi ultimi decenni per ridurre le distanze sociali ed economiche, va pure detto che non si è disperso tuttavia un patrimonio di tradizioni, i cui elementi originali e positivi possono convivere in un'epoca che intende riscoprire le sue memorie.