News

Ti trovi in: Home  »  Provincia  »  Monti Picentini  »  MONTECORVINO ROVELLA
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

MONTECORVINO ROVELLA


MONTECORVINO ROVELLA

Autentica porta di accesso al Parco dei Monti Picentini, la millenaria Montecorvino, è il primo nucleo storico in cui ci si imbatte risalendo la pianura alluvionale che parte dal golfo di Salerno. Il suo territorio, prevalentemente montano, dopo la costituzione di Bellizzi (fino al 1990 frazione di Montecorvino) come comune autonomo, ha una estensione di 42,15 kmq, con una variazione altimetrica da 103 mt a 1165 mt. s.l.m. (Monte Telegrafo). Il Capoluogo Rovella è posto a 300 mt. s.l.m. ed è adagiato a semicerchio ai piedi del Monte Nebulano e circondato da dodici casali: Occiano, Gauro, Martorano, Chiarelli, Marangi, Votraci, San Lazzaro, Cornea, S. Eustachio, Ferrari, Nuvola, San Martino, oltre alla frazione Macchia, situata più a valle. Non deluderà il visitatore una passeggiata attraverso le varie frazioni che hanno conservato antiche testimonianze nelle abitazioni, nei palazzi gentilizi, nelle chiese. In particolare è da visitare la frazione di Gauro che diede i natali a Luca e Pomponio Gaurico e Gian Camillo Gloriosi, letterati.
La popolazione di Montecorvino più volte si ribellò al gioco romano e Picentia venne rasa al suolo per ben due volte (la prima nel 201 a.C. e la seconda nell'88 a.C.) finché i Romani non fecero obbligo ai superstiti Picentini di non poter ricostruire una città unita consentendo soltanto la costruzione di piccoli nuclei sparsi sul territorio. Nel 269 a.C. i Romani, alla cui testa era il Console Sempronio Sofo, sconfissero i Piceni, un popolo di una antica regione sull'Adriatico, e li trapiantarono con la forza in Campania, tra il confine meridionale della lega nocerina ed il confine settentrionale della lega lucana, occupando il territorio posto tra i fiumi Sele e Sarno, al fine di coltivare le terre e renderle più prospere. Fu costruita una Città cui venne dato il nome di Picenza (Picentia) e Picentini ne furono chiamati gli abitanti per distinguerli dai Piceni rimasti sull'Adriatico. Nacque Montecorvino e, secondo l'ipotesi più condivisa dagli storici, questo nome deriverebbe dall'antichissimo idioma ebraico Korak (terra bruciata) in ossequio all'antichissima e provata origine vulcanica del nostro suolo che presenta alcune sorgenti di acque sulfuree e delle esalazioni di anidride carbonica (mofete) che ne sono gli elementi caratteristici. Il Monte Nebulano che domina il Paese, ci mostra ancora i ruderi di un castello chiamato appunto Castello Nebulano, sorto probabilmente intorno al VI secolo d.C., che anni più tardi, per la precisione dell'850 d.C. offrì ricovero alle popolazioni della pianura minacciate dalle incursioni saracene. Anche il Castello Nebulano conobbe una duplice distruzione, la prima nel 1137 ad opera di Ruggero il Normanno, e la seconda nel 1392 quando le soldatesche di Ladislao di Durazzo, capitanate da Alberico da Barbiano, espugnarono la fortezza che aveva ospitato i Sanseverino, potentissimi Signori di Salerno. Il Castello fu presto ricostruito e sostenne in fatto d'armi il re Alfonso I d'Aragona. Per riconoscenza dell'aiuto offerto, Alfonso II, nell'anno 1494, il 24 giugno, conferì il titolo nobiliare a 23 famiglie del luogo. Nel 1820, a seguito di una legge emanata da Ferdinando I di Borbone il 1º maggio 1816, si ebbe la separazione dei Comuni di Montecorvino Rovella e Montecorvino Pugliano, i quali assunsero rispettivamente i nomi dei Casali ove aveva sede il Municipio.

  
Città della nocciola


Testo tratto da "Itineraria Picta" - Percorsi e Itinerari tra storia e natura
della Comunità Montana "Zona Monti Picentini"