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MERCATO SAN SEVERINO


MERCATO SAN SEVERINO

Non vi è dubbio che la storia della Valle di M.S.Severino affondi le sue radici nella civiltà romana, se non preromana. Molti sono i segni che lo confermano: una sezione dell' acquedotto Claudio nei pressi della locale ferrovia, la torre Marcello in prossimità della frazione Curteri e le tracce di una centuriazione in località Faraldo. Sulla sua localizzazione esistono versioni contrastanti. C'è, infatti, l'ipotesi di Rota sorta presso la frazione Curteri e l'ipotesi che ne vede le origini ai piedi della collina del Castello. non si può comunque escludere l'esistenza di ambedue i siti: Rota, presso Curteri e un villaggio, ai piedi della collina del Castello, conosciuto col nome di Mercato. Mercato non diventerà mai un grande centro urbano ma la posizione felice rispetto ai traffici favorì la sua affermazione quale luogo di stazione. Più che residenza urbana, dunque, Mercato fu fino al XVIII secolo sede di pubblici uffici, come la Cancellaria e la Dogana, o di banchi di pegni per favorire il credito più di tutto. Mercato, inoltre, fu sede di svariati empori per il commercio fisso a piazza molto ambita per la mercatura girovaga. La istituzione della Fiera annuale del 1303 è la prova dell'importanza mercantile del luogo. Infatti sulla piazza si svolgevano non solo transazioni con i mercanti del circondario, ma anche con mercanti genovesi e fiorentini. Nel circondario, poi, fiorivano le attività artigianali. Per quanto concerne l' agricoltura sappiamo che Rota sin dalla fine del X secolo rappresentava rispetto all' intera provincia un centro di produzione agricola di rilievo. Da un documento del 1286 si rileva che Mercato era uno dei principali fornitori, con i paesi dell'agro sarnese-nocerino, del mercato di Salerno. Sulle origini e sulla localizzazione di Mercato S. Severino esiste oggi una vasta letteratura. Del periodo preromano e romano mancano studi sistematici e solo la presenza di alcune tracce sul territorio conferma l' antichità delle origini del luogo. A parte qualche raro toponimo, nessuna traccia documentaria esiste di un eventuale stanziamento bizantino. E con i longobardi di Arechi I che si ha notizia di un primo consistente popolamento della Valle, con la fondazione di diversi villaggi che ancora oggi la caratterizzano. Dell' invasione longobarda fu proprio Rota - intorno al 640 - a subirne le conseguenze. Infatti il complesso urbano-rurale venne distrutto allorchè gli abitanti del luogo osarono tagliare la strada alle truppe di Arechi, dirette verso Salerno. Successivamente il paese rifiorì grazie alla sua posizione eminente rispetto ai traffici. con l'avvento dei normanni, per motivi strategici, la vita amministrativa fu trasferita sul Castello. Fuori mura, poi, era ubicato il convento dei Domenicani la cui costruzione fu autorizzata da Paolo II con una papale del 9 luglio 1466. Il convento - oggi palazzo Vanvitelli -, oltre all'annessa chiesa e campanile, era fornita di dormitorio, refettorio, chiostro, orto, giardino e cimitero. In posizione periferica, infine, erano situate pure le attuali chiese di S.Antonio,S.Giacomo e S.Maria delle Grazie, di più remota fondazione rispetto al convento dei Domenicani. A quell'epoca l'attuale corso Diaz , doveva essere costeggiato da abitazione solo lungo il lato sud, mentre a nord la strada, probabilmente, si confondeva con una piazza, che, considerata la morfologia del luogo, doveva estendersi fino alle pendici della collina del Castello. L'unica costruzione sul lato nord del Corso, era il palazzo dei principi di Sanseverino. Il Palazzo, ancora esistente, nacque come una sorta di albergo per i forestieri in transito, successivamente restaurato e convertito in dimora principesca nell' epoca di transizione tra Antonello e Roberto II, principi di Sanseverino.