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Vescovi e Arcivescovi di Salerno

VESCOVI E ARCIVESCOVI DI SALERNO

Testo di Vincenzo de Simone

La pagina contiene le schede dei vescovi e degli arcivescovi di Salerno secondo la serie cronologica ricostruita da Vincenzo de Simone in occasione della seconda edizione di Salerno Sacra di G. Crisci

VESCOVI DAL Vº SECOLO AL 983

1 - San Bonosio
Ritenuto il primo vescovo di Salerno dalla tradizione sostenuta dal Liber confratrum. E' riportato dalla lapide fatta scolpire da Alfano I nel 1081 in occasione della ricognizione delle reliquie dei vescovi salernitani, venuta alla luce nel 1958. La Chiesa locale, fino alla riforma del 1975, gli rese l'onore del culto il 14 maggio; attualmente se ne ha memoria il 15 dello stesso mese fra i santi vescovi della città.

2 - San Grammazio (+ 490)
Nel 1026 esisteva in città una chiesa dedicata al suo culto. In essa, il 29 marzo 1670, l'arcivescovo Carafa, che ne aveva decretato la demolizione, rinvenne una lapide che indicava la morte del santo al 25 gennaio 490, all'età di 41 anni. La tradizione lo indica immediato successore di san Bonosio, salernitano, di nobile famiglia. La Chiesa locale gli rese l'onore del culto il 12 ottobre.

3 - San Vero
E' chiamato dal Liber confratrum, forse per errore di trascrizione, Ursus. La Chiesa salernitana gli rese l'onore del culto il 15 ottobre. Il martirologio romano lo commemora il 23 dello stesso mese: Presso Salerno San Vero Vescovo.

4 - San Valentiniano
Tradizionalmente santo, è variamente appellato: Valerius, Valentinus, Valentinianus. Con quest'ultimo nome è riportato dalla lapide di Alfano I e nel breviario salernitano del 1443. La liturgia locale lo commemorava il 3 novembre.

5 - Gaudenzio (499)
Partecipa al sinodo generale del marzo 499 celebrato a Roma, in San Pietro, da papa Simmaco e lo sottoscrive: Gaudentius episcopus ecclesiae salernitanae subscripsi.

6 - Sant'Asterio (536-555)
Gli atti del sinodo di Costantinopoli, nella sentenza emessa nel 536 contro il patriarca Antimo e i vescovi Severo, Pietro, Zoara e altri, furono sottoscritti anche da Asterio, vescovo di Salerno. Dopo circa vent'anni, nel 555, lo si incontra ancora in quanto papa Pelagio gli invia una lettera che lo autorizza a consacrare l'oratorio edificato dall'abate Vindimio in onore dei santi Crisante e Daria nel monastero dal medesimo fondato iuxta muros civitatis salernitanae. Il Liber confratrum riporta: sanctus Austerius episcopus. La lapide di Alfano I ha inciso, sebbene scalpellato, S. Austerii. Il martirologio romano lo commemora il 19 ottobre, così come faceva la liturgia locale. Nel 1331 esisteva in Roma la chiesa di Sant'Eusterio, vescovo salernitano.

7 - Gaudioso (640)
Sembra sia stato vescovo fra la fine dell'occupazione greca e la conquista longobarda, intorno al 640. Compare nel Liber confratrum, non sulla lapide di Alfano I. Tradizionalmente, avrebbe evitato lo scontro armato fra i salernitani e gli invasori longobardi e avrebbe avuto il dono di essere inteso, nelle rispettive lingue, da greci e barbari adunati insieme. Il martirologio romano lo commemora il 26 ottobre come santo, ma, forse, per confusione con san Gaudioso vescovo di Bitinia; infatti, l'Ufficio napoletano ignora Gaudioso di Salerno e festeggia san Gaudioso Africano, nonostante il Nostro, da fonti tarde, sia detto oriundo napoletano.

8 - Luminoso (649)
Gli atti del sinodo romano, celebrato dal 5 al 31 ottobre 649 da papa Martino I, registrano la sua presenza. Fra il 649 e il 774 non esiste documentazione circa i vescovi di Salerno. In questo periodo, secondo una lista dell'XI secolo, si incontrerebbero sette Pastori: 9 - Zaccaria; 10 - Colombo; 11 - Lupo; 12 - Renovato; 13 - Benedetto I; 14 - Talarico; 15 - Andemario.

16 - Rodoperto (774-oltre il 787)
Dal Chronicon salernitanum risulta vescovo al tempo di Arechi II: per idem tempus sanctae ipsius ecclesie Rodopertus episcopus preerat. Da questa indicazione piuttosto vaga non si può dedurre che l'episcopato di Rodoperto abbia compreso l'intero arco di tempo del duca; quindi non se ne può precisare l'anno di inizio. Certo è che nel 774 lo troviamo impegnato, con Davide, vescovo di Benevento, e con altri Pastori del ducato, nella trattativa che convinse Carlo Magno, giunto fino a Capua, a rinunciare a marciare su Benevento e Salerno. Durante il suo episcopato, Arechi erige il palazzo con l'annessa chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il che determina il trasferimento "de facto" della corte longobarda nella nostra città. L'epoca della sua morte non è precisabile, poiché il Chronicon è generico: longeva etate [...] huius vite corsus explevit. Certo è che sopravvisse allo stesso Arechi, morto il 26 agosto 787, poiché, ab amore tanti viri, sulla tomba sua e del figlio Romoaldo, morto il 21 luglio precedente, fece elevare un monumento.

17 - Rodoalto
Durante il suo governo pastorale si svolsero avvenimenti che prepararono l'avvento del suo successore: l'invasione e la presa di Canosa da parte degli agareni, seguite dall'esilio di quel vescovo, Pietro, che con non pochi suoi fedeli raggiunse Salerno. La morte di Rodoalto sarebbe avvenuta dopo qualche tempo dall'arrivo di Pietro in città, poiché il Chronicon riporta: dum vero Salernum aliquod tempore cum suis [Pietro] remansisset, Rodoalt iam dictum episcopum diem clausit extremum.

18 - Pietro I
Cognato del principe Grimoaldo, costretto a lasciare la propria sede di Canosa per l'invasione degli agareni, si rifugia a Salerno. La scelta si spiega sia con la parentela di cui sopra, sia con la posizione raggiunta dalla nostra città, ormai capitale consolidata del principato. Appare evidente che Pietro dovette essere ospite gradito al clero e alla plebe Dei della Chiesa salernitana; infatti, alla morte di Rodoalto, fu eletto con suffragio unanime. Resse la diocesi con saggezza e prudenza: ipsam iam dictam ecclesiam moderantissime gubernaret. Fece costruire de suo sumptu una chiesa dedicata a san Giovanni Battista iuxta predictam sedem sanctam, ossia presso l'antica Cattedrale, chiesa che non poté portare a termine perché divina vocante potentia de hac luce extractus.

19 - Ractolo
Il Chronicon si limita ad una scarna nota: quo [Pietro] defuncto, Ractolus quidam episcopus ordinarunt.

20 - Mainaldo
Alla morte di Ractolo, riferisce il Chronicon, Magnaldus episcopus ordinarunt.

21 - Teupo
Il Chronicon lo dice immediato successore di Mainaldo: dum ipse de hac luce migrasset, idipsum Teupus episcopus elegerunt.

22 - Aione (841)
Il documento che ci permette di fissare un riferimento temporale per questo episcopato è un diploma del principe Siconolfo dell'agosto 841, con il quale egli concede ad Aione, vescovo di Salerno, il monastero di San Pietro de Palatio, con terre e mulini sul fiume Irno. Il Chronicon ne attesta la successione a Teupo, la statura morale, l'opera svolta: Quo mortuo [Teupo] preclarissimum quidem Alorem episcopum ordinarunt. [...] Fuit autem vir bonus ecclesieque reparator [...] fecit autem mire pulchritudinis lectorium ex gipso.

23 - Landemario
Il Chronicon riferisce soltanto che fu oriundo della zona nocerina: ex Nucerie finibus fuerat ortus e successore di Aione.

24 - Bernaldo (843-855)
Il Chronicon dice Bernaldo Ex civitate Latiniana ortus, eletto al tempo del principe Siconolfo. Ne evidenzia le qualità morali, coangelicus presul, e l'attività pastorale, ecclesie reparator. Egli completa con affreschi e campanile la chiesa di San Giovanni Battista, lasciata incompiuta dal predecessore Pietro, e nella stessa trasporta, dalla chiesa posta sulla riva occidentale del fiume Irno, i corpi dei santi martiri Fortunato, Caio e Anthes. Al tempo dei principi Sicone e Pietro viene gravemente offeso dall'ospitalità da questi accordata ad un capo musulmano proprio nella casa ove egli era solito dimorare. A seguito di ciò lascia la città e raggiunge Roma, ove si trattiene per un periodo non precisabile. Pregato prima dagli stessi principi, quindi dal clero e dal popolo, ritorna a condizione che venga costruita una nuova sede vescovile, quamvis exigua. Al tramonto della vita Bernaldo fa costruire una chiesa dedicata al Salvatore, decorata nella pavimentazione, nella volta e nelle pareti, arricchendola delle reliquie di san Felice e altri santi collocate nell'altare.

25 - Pietro II (855-861)
Il Chronicon riferisce: Mortuo [...] bone memorie Bernaldus statim suum filium [del principe Ademario] Petrum electum sublimarunt. Sembra che Pietro non sia stato prescelto per elezione del clero e del popolo, ma imposto dal padre, che mirava ad ingerirsi negli affari della Chiesa. Guaiferio coglie il momento del massimo scontento popolare. Assale il palazzo e imprigiona Ademario. Il vescovo Pietro riesce a fuggire e si rifugia nel castello di Sant'Angelo a Monteauro, presso Olevano. Dopo breve resistenza, spontanea voluntate, si arrende. Come sia finito non è dato sapere.

26 - Rachenaldo (862-872?)
Il Chronicon indica, anche se con approssimazione, l'epoca di inizio dell'episcopato di Rachenaldo quando lo dice prescelto da Guaiferio: erat episcopus ab ipso Guaiferio preordinatus. Evidentemente, il vincitore si affrettò a sostituire il figlio dello sconfitto; e ciò dovette avvenire nell'862 o, al più tardi, nell'863. Il suo è un governo episcopale travagliato, turbato dalla presenza continua e minacciosa dei saraceni nei dintorni di Salerno, sottoposta ad assedio per circa un anno. Indelebile rimane nella memoria storica del cronista la profanazione della chiesa dei Santi. Fortunato, Caio e Anthes, ove gli assedianti commettono ogni sorta di nefandezze. Forte si insinua nel presule un senso di frustrazione, fino al desiderio di abbandonare il ministero.
Oltre al Chronicon, un solo documento fra quelli giunti fino a noi, dell'866, lo ricorda vescovo. Lo stesso Chronicon è vago circa la fine del suo episcopato.

27 - Pietro III (874?-888?)
Salerno risulta sede vacante nel febbraio-marzo 873, quando papa Giovanni VIII indirizza una lettera al clero et ordini salernitano per prescrivere che il presbitero Lupenardo sia giudicato dal nuovo presule, cum fuerit consacratus, e da altri sei vescovi. Il primo documento che ci tramanda il nome di Pietro è dell'880. Nel marzo 882, a richiesta del principe Guaimario e della madre Landelaica, concede il decreto di esenzione dalla giurisdizione vescovile alla chiesa di San Massimo. Nell'886 Stefano V scrive a Petro eletto salernitano  invitandolo a recarsi a Roma per farsi ordinare vescovo. Successivamente l'invito si trasforma in ingiunzione perentoria, con la minaccia di considerarlo sanctorum canonum transgressor et apostolicae censurae violator, poiché deteneva la santa Chiesa salernitana, tot retroactis temporibus, come invasore. Contemporaneamente il Papa scrive al principe Guaimario per informarlo ufficialmente della resistenza di Pietro e per comunicargli che se questi ancora si ostina a resistere all'invito, il clero e il popolo della Chiesa salernitana dovranno procedere ad eleggere statim altra persona idonea e ad sedem apostolicam pro sacrando deferre. Ignoriamo se Pietro cedette a quest'ultimo invito e alle pressioni che, forse, Guaimario gli fece o si ostinò nel rifiuto e, quindi, decadde dal ministero episcopale. Così come ignoriamo i motivi della sua singolare ostinazione.

28 - Pietro IV (917)
Un istrumento per la permuta di un terreno in loco Felline con una corte in Quarracano ci presenta Petrus gratia Dei episcopus sancte sedis salernitane ecclesie nel 917. Il Liber confratrum riporta due vescovi di nome Pietro fra di loro succedutisi fra l'880 e il 917.

29 - Giovanni I (918)
L'unico atto di questo prelato giunto fino a noi è quello con il quale, nel 918, esenta dalla giurisdizione vescovile la chiesa di Santa Lucia di Balnearia, in territorio di Cava.

30 - Pietro V (936-949)
Il vescovo Pietro compare in un documento del 936 riguardante una controversia sorta fra l'avvocato dell'episcopio e Mauro per il possesso di terreni con vigneti; chiamato a giudicare, egli definisce la vertenza a favore di Mauro. Nel 940 rivela le sue sollecitudini pastorali nell'atto con il quale concede a tre fratelli amalfitani una proprietà dell'episcopio in cui è edificata una torre con la chiesa di San Felice. Le condizioni di affidamento prevedono il restauro della chiesa e dello stabile annesso, la ripresa del culto con la residenza dei sacerdoti addetti, un dignitoso sostentamento offerto ad essi, la continuità nella dipendenza della chiesa da lui e dai vescovi successori.
In questo documento si ha una indiretta biografia del vescovo Pietro: non solo pastore vigilante del culto divino, dell'assistenza spirituale dei fedeli, della cura per il clero, ma anche attento custode del patrimonio della Chiesa.
Nel 946 Gisulfo I, a sua richiesta, concede alla Cattedrale i beni degli ecclesiastici defunti senza eredi siti ovunque nel territorio del principato. L'ultimo documento che lo ricorda è del maggio 949: in una controversia per diritti di proprietà su beni siti in Aiello fra Maione e Maria, coniugi, e l'abate di San Massimo viene esibito un suo decreto.

31 - Bernardo (954)
Il vescovo Bernardo è tradizionalmente associato al trasporto in Salerno del corpo di san Matteo, che sarebbe avvenuto il 6 maggio 954. Il primo documento che compie tale operazione è l'elenco dei vescovi salernitani redatto in appendice alle costituzioni del Sinodo Colonna del 1579 che, per altro, gli assegna il numerale II, evidentemente considerando "primo" il presule di cui al n. 24: Bernardus secundus A. D. 954 die 6 maji translatum fuit Corpus beati gloriosissimi Apostoli et Evangelistae Matthaei in Ecclesia Salernitana. Le narrazioni dell'evento anteriori al 1579 tacciono sul nome del vescovo in carica al 954. Documenti coevi che lo citino non sono giunti fino a noi.

32 - Pietro VI (958-974)
Caro a Gisulfo I, da cui ebbe fiducia e stima, fu suo consigliere e, molto probabilmente, medico personale. Nel 958 lo stesso principe, a sua richiesta, concede all'episcopio salernitano le proprietà che possiede nella zona del Trauso, verso i fiumi Cornea e Tusciano. Nel 968 Gisulfo, prima di intraprendere il viaggio per incontrarsi a Capua con l'imperatore Ottone I, va a pregare nell'antica Cattedrale e si accomiata dal vescovo: at sic commeato accepto a sanctissimo Petro. Poche parole sufficienti a farci intendere non solo le virtù del presule, ma anche la venerazione che ha per lui il principe. Nel 974 una controversia sorta fra il chierico Alfano e Leone di Atrani per il possesso di terreni con vigne siti in località Felline viene definita alla presenza del vescovo Pietro.

33 - Giovanni II (977-982)
Nel 977 Giovanni, divina favente clementia presule salernitano, dichiara che avendo la Mensa vescovile terreni in varie località, incolti, con scarsa o nessuna rendita, intende cederli all'amalfitano Lupeno con metà della chiesa di San Felice sita a Fonti, ricevendo in cambio dieci libbre d'argento. Il 23 aprile 978 è indicato: Johannes episcopus salernitane ecclesie datarius apostolicus. Nello stesso anno, in alcuni atti del 979 e l'8 novembre 980 si firma: Johannes episcopus salernitane ecclesie substitutus bibliotecarius s. sedis apostolice. L'ultimo documento che ricorda Giovanni è il diploma con il quale l'imperatore Ottone II, da Taranto il 18 aprile 982, conferma alla Chiesa salernitana donazioni e privilegi elargiti dagli antichi principi della città.

34 - Amato I (982-993)
Dobbiamo distinguere nel ministero di Amato due periodi: il primo come vescovo, il secondo come arcivescovo.
L'imperatore Ottone II, dopo la disastrosa battaglia di Stilo nella lotta contro bizantini e saraceni, prima di rientrare a Roma, il 18 agosto 982 incontra a Capaccio Amato, nuovo vescovo di Salerno e suo amico. Con diploma che sarà promulgato da Capua il successivo 2 novembre, gli concede conferme e nuovi privilegi, fra cui quello della "immunità".
Non è giunto fino a noi il documento della promozione di Amato a primo arcivescovo. Tuttavia, elementi indiretti ci orientano fra il giugno e il 10 luglio 983. Infatti, in giugno, in un atto di permuta di terre, Amato è detto ancora vescovo; il 10 luglio muore Benedetto VII, al quale si deve la elevazione di Salerno a sede metropolitana.