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Sentiero dei Limoni
Sentiero dei Li...
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SENTIERO DEI LIMONI
TRAMONTI - SCALA - RAVELLO

"La costa che va da Sorrento a Paestum è divina, ma assolutamente disabitata: infatti, l'unica città presente è l'etrusca Marcina". Così scriveva Strabone, geografo greco del I° secolo a.C., nella sua Geografia a proposito della Costiera Amalfitana. Per assistere ad un insediamento stabile, bisognerà attendere l'epoca romana: sull'onda del "turismo imperiale" inaugurato da Tiberio numerose ville marittime e rurali furono costruite dal patriziato senatorio ed equestre a Capri e lungo la costa. Le invasioni germaniche della pianura campana del V° secolo favorirono il popolamento definitivo della Costa d'Amalfi: le popolazioni romane in fuga trovarono sicuro rifugio sui Monti Lattari, stabilendosi dapprima in villaggi sparsi a Scala, Agerola, Cesarano, Forcella e poi scendendo nelle valli fluviali, dove avrebbero fondato insediamenti marinari e, approfittando del fatto che le popolazioni germaniche stanziali non sapevano navigare, si aprirono la via del mare. Le prime due città furono Amalfi ed Atrani. Le caratteristiche di quel territorio montuoso obbligarono gli abitanti a scegliere modelli topografici ed urbanistici adeguati alle condizioni orografiche. Nelle valli fluviali che si aprivano verso il mare furono costruite le civitates circondate da mura, densamente popolate, distinte in rioni con chiese, dimore aristocratiche, orti, edifici pubblici, aree mercantili, casali agricoli e marinari esterni, aree delle attività produttive: è questo il caso, in una prima fase, di Amalfi ed Atrani, in seguito di Minori (XIII secolo) e Maiori (XIV secolo).
Sulle alture il modello insediativo fu quello delle terrae, costituite da casali sparsi, con abitazioni rurali, chiese e monasteri, vaste aree coltivate: è il caso di Agerola e di Tramonti.
Scala e Ravello, nate come terrae, nel corso dell'XI secolo, grazie all'arricchimento di molte famiglie autoctone che partecipavano alle società di mare organizzate dall'aristocrazia mercantile di Amalfi e Atrani, si trasformarono in civitates , sedi di una nuova, emergente ed intraprendente aristocrazia patrizia che nei secoli immediatamente successivi avrebbe giocato un ruolo di primo piano nell'amministrazione marinara, giuridica e fiscale di ampie aree regnicole, come la Puglia e la Sicilia. Queste furono due città episcopali, con una propria curia pubblica e sedi delle nobiltà, costruite secondo un modello normanno che prevedeva al centro dell'abitato urbano la cattedrale ed i principali edifici del potere, protette a sud ed a nord da validi castelli.
Alle soglie dell'Età Moderna, quando il ducato di Amalfi fu infeduato a famiglie potenti della penisola italica, Maiori, in virtù di una significativa ascesa protoindustriale e commerciale, otteneva il riconoscimento di civitas regia; nel contempo le famiglie della Terra Transmonti si arricchivano e si nobilitavano in gran numero, ottenendo feudi e titoli dai sovrani meridionali, quale premio per le loro abili strategie politiche di appoggio alle affermate casate regnicole.
Tutti gli abitanti del ducato amalfitano, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza e dal luogo di origine, offrirono, nelle epoche passate, il loro qualificato e determinante contributo alla creazione di una comune civiltà, contrassegnata da una legislazione avanzata, da un'organizzazione economica di avanguardia, da una pregevole sintesi artistica degli influssi mediterranei, da una versatilità diplomatica ed assistenziale unica nel suo genere.

Giuseppe GARGANO
Presidente Centro di Cultura e Storia Amalfitana

       Tre giorni inebriati dal profumo dei limoni

DA VISITARE

1° GIORNO TRAMONTI
Cappella rupestre di Gete, Convento di San Francesco, Convento di San Giuseppe e Santa Teresa, Chiesa di San Marco, Chiesa di Santa Maria della Neve, Chiesa dell'Assunta, Chiesa di San Bartolomeo Apostolo.

2° GIORNO SCALA
Duomo di San Lorenzo, Chiesa dell'Annunziata, Basilica di Sant'Eustachio, Torre dello Ziro, Castello di Pontone, Castello Maggiore, Valle delle Ferriere, Grotta di Scala.

3° GIORNO RAVELLO
Duomo, Cappella di San Pantaleone, Chiesa di San Francesco, Chiesa di Santa Maria al Gradillo, Chiesa di San Giovanni del Toro, Chiesa di Santa Chiara, Villa Cimbrone, Villa Rufolo, Museo del Corallo Camo.

Il giallo ed il verde dei limoni, lascia tutto a un tratto spazio ad un incantevole tappeto di ciclamini ed a profumati vigneti che, costeggiando caratteristiche stradine, ci accompagnano sino a TRAMONTI. Il grazioso borgo, dall'antica storia deriva il suo nome dalla particolare configurazione del suo territorio "incastonato" tra i monti, intra montes per l'appunto, e deve la sua notorietà oltre cha alla particolare bellezza dei luoghi, anche alla produzione artigianale di ceste cui sono ancor oggi dediti i laboriosi "cufanari".
Il piccolo centro fece da sfondo ai primi insediamenti dei Piceni, che per sfuggire alla ritorsione romana, si rifugiarono fondendosi agli Etruschi, tra le colline che presto si rivelarono un luogo ideale per vivere. Secondo altri, invece, l'origine di Tramonti, come testimoniato da alcuni ritrovamenti, sarebbe da ascrivere ai Romani nel 326 a.C.
E' certo, comunque, che nella storia del luogo, come in quella di tutti gli altri centri costieri, rimane ben impresso il fondamentale ruolo svolto dalla vicina Amalfi.
La Repubblica Marinara contribuì, e non poco, allo sviluppo politico ed economico di Tramonti e viceversa quest'ultima, come gli altri paesi vicini, partecipò all'edificazione della sua grandezza.
Dell'importante contributo ne è testimonianza l'utilizzazione del pregiato legno dei suoi castagneti, per la fabbricazione delle flotte della potente Repubblica.
La memoria di questi luoghi è ancora viva nelle ben 13 frazioni "tramontane". La maggiore di esse per estensione è Campinola, il cui nome la tradizione vuole derivi dalla presenza sul posto di soldati Nolani, mentre oggi è particolarmente ricordato per la prelibata produzione casearia. Ed infatti, i gustosi formaggi costituiscono l'ingrediente base di molte delle ricette locali e, a tal proposito, dai racconti delle genti possiamo ascoltare un curioso quanto singolare aneddoto che narra di un'immaginaria competizione tra i Tramontini ed i Napoletani. La leggenda raconta che ad ideare la pizza siano stati gli abitanti del piccolo centro costiero piuttosto che i partenopei, a cui va solo riconosciuto il merito di aver "rubato" la preziosa ricetta.
La frazione Polvica offre, invece, un'interessante visita al Convento di San Francesco che, fondato nel 1474 tra la folta vegetazione del Colle Santa Maria, testimonia l'antica presenza in queste terre, dei frati francescani. La chiesa annessa al convento, in passato sede delle predicazioni della Quaresima e dell'Avvento, è ad un'unica navata ed ospita sui lati due notevoli sarcofagi: quello di sinistra racchiude le spoglie di Martino De Majo, arciprete di Tramonti, mentre quello di destra contiene le spoglie del famoso erudito Ambrogio Romano. E' nella frazione Pucara che possiamo far visita al Convento di San Giuseppe e Santa Teresa.
Ex Conservatorio di San Giuseppe, edificato nel 1662, il complesso prese il nome di monastero dopo l’influenza delle monache di Santa Teresa, guidate da Sant’Alfonso Maria de Liguori per essere abbandonato dalle religiose agli inizi del ‘900. Lasciando Picara, e muovendosi verso la frazione Gete, la nostra visita ci conduce nella singolare grotta che accoglie uno dei più interessanti insediamenti rupestri della Costiera Amalfitana. La cappella, ubicata all’interno della grotta, è stata realizzata secondo le più autorevoli tesi tra l’VIII ed il XII secolo ed è sicuramente chiara espressione di un intento eremitico della preghiera.
La struttura è costituita da due navate le cui volte, di evidente stile gotico con tratti romanici, seguono in maniera sublime l’andamento naturale della roccia proponendo uno scenario di rara bellezza. Al suo interno giace una necropoli, di epoca probabilmente pagana, dove è possibile ammirare tre pregiatissime urne cinerarie databili tra il I° ed il II° secolo d.C. Anche la parte esterna offre interessanti visite, tra cui una zona cimiteriale ed i ruderi della Chiesa di San Marco.
Non meno incantevoli sono anche le frazioni di Capitignano, con la Chiesa di Santa Maria della Neve di cui si ha notizia sin dal 1231; Cesarano, con la Chiesa dell’Assunta dove sono custodite le reliquie del Santo Martire Trifone; Corsano, che costituisce, grazie alla particolare fertilità del suo terreno ed alla felice esposizione, la zona agricola più importante di Tramonti; Figlino, che secondo la tradizione deve il suo nome ad un brefotrofio che accoglieva i “figlini” illegittimi e che custodisce la Chiesa di San Pietro Apostolo nella quale è possibile ammirare finissimi stucchi ed un notevole pavimento di maioliche di Capodimonte; Novella, che ospita la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, e dalla quale è possibile godere di un meraviglioso panorama che spazia sino al mare; Ponte, la più piccola delle frazioni tramontane, dove è possibile trovare ristoro nella deliziosa piazzetta antistante la chiesa; Paterno Sant’Elia e Paterno Sant’Arcangelo, unite dalla località Ferriera, così denominata in virtù dell’antica lavorazione delle “centrelle”, i chiodi di ferro utilizzati per le scarpe dei montanari, dove è possibile ammirare, e precisamente nella frazione Paterno Sant’Arcangelo, la Chiesa dell’Ascensione che, di evidente stile romanico, si fa notare per la bellezza del suo campanile a quattro piani; Pietre, con la suggestiva zona delle “frescale”, che ci offre la possibilità di far visita alla Chiesa di San Felice di Tenna.
E’ da queste tredici borgate che partono i suggestivi viottoli che, collegando i centri tra loro, compongono uno splendido mosaico incastonato nel verde tappeto dei vigneti secolari che ospitano la coltura di una vite, la “vite mediterranea”, che deriva da una delle varietà più antiche del mondo e dalla cui vinificazione si produce il “Tramonti”, vino che di recente ha ottenuto il riconoscimento del marchio DOC Costa d’Amalfi.
Frutto di pregiati vitigni, il vino è prodotto in tre varietà: una versione bianca, una versione rossa ed una versione rosata, forse la più prelibata.
Il Costa d’Amalfi Tramonti Bianco DOC, ricavato da un’uva a bacca bianca, la Falanghina, conosciuta in costiera come “bianca zita”, è un vino secco dall’odore delicato e gradevole e dal colore paglierino. Il Rosso, con il suo intenso colore rubino ed il suo sapore asciutto e giustamente tannico, è prodotto invece da una varietà d’uva tipica della Campania, precisamente delle isole di Ischia e di Capri, detta Palombina o Per’ e palammo. Il Costa d’Amalfi Tramonti Rosato DOC, ottenuto da vitigni di piedirosso, sciascianoso ed aglianico, si presenta con un meraviglioso colore ed un delicatissimo profumo di frutta rossa mentre in bocca mostra corpo e struttura.
Dopo aver sostato a Tramonti, ancora rapiti dalle sue prelibatezze, continuiamo il nostro viaggio che ci conduce al più antico centro della Costiera Amalfitana, magnificamente inserito tra le cime ondulate dei Monti Lattari: SCALA. Le sue origini antichissime risalgono, con molta probabilità, al IV secolo d.C. quando alcuni Romani, in rotta verso Costantinopoli, naufragarono approdando lungo la costa sottostante. Come per gli altri centri costieri anche lo sviluppo di Scala è strettamente connesso alla vicina Repubblica di Amalfi. La Storia vuole che nel 1073 Scala fu rasa al suolo dai Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1137 fu saccheggiata dai Pisani mentre in seguito, come accadde per gli altri paesi costieri, fu annessa al regno napoletano dominato dai francesi prima e dagli spagnoli poi. Dei suoi blasonati trascorsi, il centro custodisce ancor oggi i resti delle antiche mura poste a sua difesa, nonché il ricordo di aver dato i natali all’illustre Frà Gerardo Sasso, fondatore dell’Ordine degli Ospedalieri di Malta in seguito divenuto l’Ordine dei Cavalieri di Malta, e a testimonianza della sua presenza in quei luoghi, ancor oggi la Chiesa di San Pietro in Campoleone custodisce lo stemma della nobile famiglia, inciso sullo scudo della statua marmorea di San Michele Arcangelo. La bellezza dei luoghi e la serenità dei paesaggi, rimangono tuttora immutati e ne è testimonianza il suo inserimento nella rete dei Villaggi d’Europa, che promuove l’ospitalità d’eccellenza nei piccoli centri rurali dell’Unione Europea.
Muovendosi verso il centro, particolarmente suggestivi sono i resti delle mura medioevali che lo cingono e si estendono dalla Basilica di Sant’Eustachio sino alla Torre dello Ziro e che da secoli custodiscono un inestimabile patrimonio sia monumentale che religioso.
Percorrendone le strade si percepisce subito la profonda spiritualità che caratterizza il paesino, testimoniata dalla particolare presenza di chiese, e la particolare bellezza delle sue piazze tra cui Santa Caterina, Minuta, Vescovado, Pontone, Campidoglio, Campoleone, che meravigliosamente cingono il Duomo. Dedicato a San Lorenzo, il Duomo è situato tra un palazzo vescovile ed una torre campanaria e presenta una struttura divisa in tre navate, scandita d’altrettante absidi. La chiesa, originariamente in stile romanico, di cui conserva ancora il favoloso portale, mostra con evidenza i segni del suo rifacimento avvenuto in pieno ‘600. Al suo interno è possibile ammirare un meraviglioso pavimento maiolicato, un pregiatissimo pulpito decorato a mosaico, delle pregevoli sculture lignee e dei dipinti di apprezzabile fattura.
Nella cripta, invece, sono custoditi come in uno scrigno, preziosissimi tesori tra cui un crocifisso ligneo del XIII secolo. Tra i luoghi del culto altrettanto interessante è la visita alla Chiesa dell’Annunziata di Minuta, che risalente al XI-XII secolo, conserva al suo interno una cripta con bellissimi affreschi. Molto piacevole, ancora, è la visita ai differenti borghi che compongono il centro. Santa Caterina, Campoleone, Campidoglio, Minuta e Pontone che, in maniera suggestiva ed indimenticabile, offrono l’opportunità di ammirare importanti resti degli insediamenti medioevali. Altrettanto interessante è la visita ad alcuni Bagni Arabi, al Castello di Pontone, al Castello Maggiore, nonché itinerari culturali e naturalistici che comprendono, tra l’altro, la visita alla Grotta di Scala, ad un meraviglioso bosco di castagni e alla suggestiva Valle delle Ferriere. Quest’ultima, costituisce sin dal 1972, l’unica area protetta di tutta la Costiera Amalfitana ed ospita singolari specie vegetali tra cui l’inconsueta woodwardia radicans, insolito esempio di flora subglaciale. Altrettanto piacevole è la visita alla Grotta del Dragone, così denominata per la vicinanza dell’omonimo fiume, presenta al suo interno diverse stalattiti e stalagmiti nonché una fauna tipica delle cavità rupestri.
Il singolare paesaggio di Scala, offre, quindi, l’opportunità all’amante della natura di fare delle piacevolissime escursioni a cavallo, di sostare nelle numerose aree attrezzate o passeggiare lungo i sentieri di collegamento in quota all’alta via dei Monti Lattari. L’invito, dunque, è a vivere un piacevole soggiorno in luoghi dove la storia s’immerge in magnifici paesaggi e a deliziarsi dei più prelibati e genuini sapori: dolci marmellate, rinomati formaggi, profumati limoncelli. Coi sensi ancora confusi dalle meraviglie sinora scoperte, il nostro percorso continua alla volta di un luogo che, incantevolmente sospeso tra il mare ed il cielo, lascia fervidi nella memoria di ogni visitatore il luccichio del mare, l’intenso profumo della selva mediterranea e gli accecanti colori dei suoi meravigliosi giardini. E’ questa l’atmosfera che si percepisce nel piccolo borgo di RAVELLO dove l’architettura si fonde ad una natura che ricorda le alture montane per la vivacità dei colori dei suoi paesaggi e s’inebria del persistente profumo dei limoni in un indimenticabile connubio che fa del centro un posto unico al mondo. La serenità, la spiritualità, la capacità evocativa che si respirano, fanno di Ravello l’ispiratrice delle più nobili arti, l’eremo per gli intelletti più inquieti. Dalle pagine delle novelle boccaccesche depositarie dei ricordi di questa felice terra, alle soavi musiche di Wagner che vi riconobbe l’incantato giardino di Klingsor, alle tele del Turner, che oggi rapiscono uno scorcio di mare per regalarlo agli austeri musei londinesi. In tanti hanno qui ripercorso le proprie coscienze ritrovandovi estro ed armonia, per la meraviglia dei suoi luoghi, nonché per la sua suggestiva posizione. Ravello, infatti, è soavemente adagiata su di uno sperone roccioso che divide la Valle del Regina dalla Valle del Dragone, da dove domina a ben 350 metri di altezza, l’intero territorio costiero sino a giungere al golfo di Salerno. La singolare bellezza del paese-giardino, come da alcuni definito, e la sua posizione particolarmente strategica, fecero sì che il luogo fosse scelto, quale dimora, da un gruppo di nobili della Repubblica Marinara di Amalfi poco propensi a sottostare all’autorità del doge. Fu proprio la disobbedienza del doge ravellese alla vicina Amalfi, che sembra fece conferire al posto l’appellativo di “rebello”, da cui nacque il toponimo Ravello. Le testimonianze architettoniche fanno presumere che i primi viaggiatori ad essere giunti a Ravello, tra il IV ed il V secolo, siano stati i Romani a seguito del dissolvimento dell’Impero Romano d’Occidente. Ai Romani fecero seguito, con molta probabilità, gli Arabi, la cui presenza fu determinata dalla vicinanza di Amalfi, che rappresentava per l’intero Occidente, un’importante porta verso il mondo orientale. La cittadina divenne presto ricca, grazie alla presenza di una filatoria della lana chiamata “Celendra”, alla fiorente agricoltura ed agli scambi commerciali che i suoi abitanti seppero intrattenere con i popoli arabi e bizantini del Mediterraneo. Le sue sorti, la fortuna prima ed il declino poi, furono intimamente connesse alla storia di Amalfi che, più che una cittadina, costituì un insieme di piccoli centri uniti da una fitta rete di sentieri e cunicoli. Fu così che nel corso dei secoli Ravello conobbe un periodo di declino che ebbe inizio con l’avvento dei Normanni di Ruggero II, nel 1337, continuò con l’invasione dei Pisani e culminò nel corso del ‘600.
A testimonianza del suo passato, restano ancora oggi opere artistiche ed architettoniche di suggestiva bellezza, incastonate in uno scenario senza eguali, prime fra tutte il Duomo che, situato nella Piazza del Vescovado, fu eretto nel 1086 per volere della più ricca famiglia della cittadina, i mercanti Rufolo, e consacrato dal primo vescovo della diocesi di Ravello. La facciata conserva ben poco del suo aspetto originario a causa dei lavori di rifacimento che interessarono la struttura nel corso del ‘700 e si caratterizza per la presenza di tre importanti portali marmorei. Il portale centrale è chiuso da una pregiatissima porta bronzea realizzata nel 1179 da Barisano da Trani, in cui sono raffigurate, in 54 formelle, suggestive immagini sacre. La struttura interna è di tipo basilicale, divisa da tre navate sorrette ciascuna da otto colonne ed un transetto dal quale partono tre absidi e si contraddistingue per l’inclinazione della pavimentazione, voluta allo scopo di aumentarne la profondità. Sul lato destro della navata centrale è possibile ammirare l’ambone del Vangelo mentre sul lato sinistro vi è l’ambone dell’Epistola. In fondo, sulla sinistra, troviamo la Cappella di San Pantaleone, dov’è custodita l’ampolla in vetro contenente il sangue del martire. Proseguendo nella visita, una scala sulla destra della navata centrale conduce alla Cripta. Qui è possibile ammirare i tesori custoditi nel Museo, tra cui alcuni raffinati reliquari argentei e delle lastre marmoree. Uscendo dal Duomo non si può non ammirare il meraviglioso campanile del duecento, che adagiato sul versante destro della struttura, mostra evidenti tracce delle presenze Arabe e Bizantine. Ancora, sulla Piazza del Vescovado si erge la torre d’ingresso della magnifica Villa Rufolo. Attraverso un viale alberato si giunge all’edificio, che realizzato per volontà della rinomata e omonima famiglia nel 1200, si caratterizza per la presenza di elementi architettonici di notevole fattura, tra cui su tutti, una cappella con volte a botte. Sulla sua sinistra è possibile ammirare l’imponente Torre Maggiore, alta ben 30 metri, mentre sulla destra vi è il Chiostro Moresco chiuso da un porticato ad archi acuti finemente decorato con elementi arabeggianti. Ma è nel celebre giardino, che appare quasi tuffarsi nel mare, che l’antica dimora trova la sua incomparabile bellezza. Qui Wagner cercò ristoro ed ispirazione per portare a termine il suo Parsifal, tanto che in suo onore, in questa cornice da favola, nel luglio di ogni anno, si tiene il Festival Musicale Wagneriano. La stagione concertistica che insieme alla indiscussa bellezza dei luoghi rende Ravello rinomata in tutto il mondo, non si esaurisce nell’appuntamento dedicato al grande maestro, bensì si arricchisce con una programmazione che va da maggio ad ottobre e che si articola nelle sei magnifiche sezioni del Festival di Ravello. Lasciando Villa Rufolo è d’obbligo far sosta al Belvedere della Principessa, splendido giardino ricco di colorate aiuole da cui è possibile ammirare uno splendido panorama, e dopo una breve passeggiata, giungere alla Chiesa di San Francesco che, originariamente eretta in tre navate e otto cappelle, si presenta oggi, dopo il rifacimento avvenuto nel corso del ‘700, in un’unica navata con due cappelle per lato. La tradizione vuole che il convento attiguo alla chiesa, invece, sia stato fondato nel 1222 dal Poverello di Assisi. La sua struttura è a pianta quadrata arricchita da una vera da pozzo. Continuando la visita, risalendo le belle e ombrose vie, si arriva a Villa Cimbrone. Realizzata agli inizi del XX secolo per volere di Lord Grimthorpe, ammaliato come molti suoi connazionali dallo splendore del posto, la costruzione mescola mirabilmente stili ed epoche diverse. Di rara bellezza è il suo chiostrino che immediatamente ricorda, con a centro una quadrata vera da pozzo, il chiostro della Chiesa di San Francesco. Splendido è il rigoglioso giardino, pregno di statue, tempietti, grotte naturali e fontane dove tutto sembra invitare al ristoro dell’anima per ritrovarsi dinanzi ad un panorama di rara bellezza: è il belvedere dell’infinito, e mai nome fu più appropriato per definire quanto alla vista si schiude e che Gore Vidal definì il più bello del mondo. Dopo aver visitato le due splendide ville ed i loro lussuosi giardini, è opportuno far visita agli altri interessanti edifici dedicati al culto, ubicati nel cuore della cittadina.
La Chiesa di Santa Maria al Gradillo, edificata nel XII secolo, si presenta a pianta basilicale con tre asbidi e tre navate: la centrale con tetto a capriate, mentre le laterali a crociera. La Chiesa di San Giovanni del Toro, di cui si hanno notizie sin dal 1018, deriva la sua denominazione dal monte su cui sorge, il Toro per l’appunto, presenta sulla facciata tre magnifici portali con lunette gotiche. La struttura interna, a tre navate, mostra sulla destra un apprezzabile ambone, opera di Alfano da Termoli. Di notevole interesse è anche la sottostante cripta, nonché il magnifico campanile che richiama lo stile di quello del Duomo di Salerno. Tra i più antichi edifici del centro costiero, la Chiesa di San Michele Arcangelo, anche nota come Chiesa di San Michele di Torello, conserva, nonostante i differenti rifacimenti da cui è stata interessata, ancora la sua struttura originaria e si compone di tre navate divise da archi a tutto sesto.
La Chiesa di Santa Chiara, fondata in epoca romanica, deve il suo attuale aspetto ai lavori di restauro compiuti nel corso del ‘700. Il suo interno a tre navate divise da colonne, è impreziosito da un magnifico pavimento maiolicato realizzato in pieno ‘700.
Adiacente alla struttura, invece, insiste il monastero dell’ordine delle Clarisse. Parte di un’abbazia benedettina, la Chiesa di San Martino ha conservato nel tempo la sua struttura originaria che tuttora si presenta con una navata centrale a volte a botte, decorata da affreschi di apprezzabile fattura. Ricavata da una roccia nel 1039, la Chiesa rupestre di Sant’Angelo, custodisce un interessante affresco raffigurante la Madonna col Bambino. Attualmente adibita a sala convegni, merita di essere visitata anche la deliziosa Chiesa dell’Annunziata.
Ultimata la nostra passeggiata tra le chiese, la nostra visita continua tra i vicoli del borgo, dove immediatamente si è pervasi dal profumo dei celebri limoni e dai colori sgargianti dei vigneti circostanti. Accarezzate dal sole, prosperano a Ravello prelibate uve che nelle cantine locali divengono profumati vini. Eccellenti vini bianchi, rossi, rosè, che hanno di recente ottenuto la certificazione DOC, vengono ancor oggi prodotti conciliando le più avanzate tecnologie con l’amore e la cura artigianale di un tempo. La versione Rossa, con il suo color rubino, si contraddistingue per la particolare morbidezza che acquista grazie ad un lungo invecchiamento in botti di rovere che lo rende vellutato ed elegante. Il  Costa d’Amalfi Ravello Bianco DOC, ricavato da uve Biancolella e Falangina, dopo una leggera macerazione che ne esalta l’aroma, è un vino profumatissimo dai toni fruttati e floreali, di sapore fresco con retrogusto amarognolo. Il Rosato, invece, dal colore rosa ambrato ed un profumo etereo aromatico, è un vino secco e delicato.
Particolarmente prelibato, poi, è il Costa d’Amalfi Ravello Rosso riserva DOC, ricavato da uva a bacca nera, la nota Per’ e palummo, ha un gusto e un profumo assolutamente magnifici. Quella del vino, però, non è l’unica tradizione che ancora sopravvive a Ravello. I suoi vicoli, anzi, sono ancora lo scrigno di un’altra realtà dalle antiche radici: la lavorazione del corallo. Una sosta al Museo del Corallo Camo, nato nel 1986, consentirà, così, di ammirare cammei, madreperle e tanti altri manufatti in corallo, realizzati dall’epoca romana sino al secolo scorso.
Prima di lasciare il paesino, però, è obbligatoria la tappa alle tante botteghe artigiane dove è possibile ammirare splendidi esempi dell’antica arte della lavorazione della ceramica. Anfore, vasi, vassoi e tanti altri piccoli oggetti saranno l’irrinunciabile souvenir di questa deliziosa vacanza.





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