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Sentiero delle Nocciole
Sentiero delle ...
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SENTIERO
DELLE NOCCIOLE
CALVANICO
CASTIGLIONE DEL GENOVESI
SAN CIPRIANO PICENTINO
GIFFONI SEI CASALI
GIFFONI VALLE PIANA
MONTECORVINO ROVELLA
ACERNO

La valle del Picentino che comprende i Comuni di S. Mango Piemonte, S. Cipriano Picentino, Castiglione del Genovesi, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Acerno, Montecorvino Rovella, Montecorvino Pugliano ed Olevano sul Tusciano, è un angolo di Campania ricco di storia e di memoria. Le rughe dei suoi monti, gelosamente, serbano cultura antica e antiche tradizioni da offrire a chi vi giunge, come un dono prezioso che si scompone in mille rivoli di feste e fiere, di arti e di mestieri, di sagre e processioni e che si stempera tra borghi, piazze e strade, tra crinali e vallate dal fascino struggente. Entrare in questo frammento di Campania significa scoprire un mondo in cui il presente perfettamente si coniuga col passato. In questo tranquillo angolo di Campania, posto a metà strada tra la Costiera Amalfitana e quella Cilentana, negli ultimi anni, si stanno concretizzando progetti che guardano ambiziosamente al futuro, creando sviluppo ed occupazione. Giffoni Valle Piana ha puntato alla riqualificazione ed al rilancio turistico del borgo medioevale Terravecchia, oggi destinato ad ospitare corsi di formazione, corsi di specializzazione post laurea, eventi culturali, meeting aziendali, attività di studio e ricerca, offrendo ospitalità negli alloggi tipici e trasformando l’antico borgo in città universitaria. Anche Giffoni Sei Casali punta, da un lato, all’accoglienza di eccellenza nelle dimore storiche con la rete Villages d’Europe e, dall’altro, all’accoglienza diffusa in B&B, con gli immobili rurali dei centri storici e di campagna. Con il GFF, il festival del cinema per ragazzi che ogni anno richiama migliaia di ragazzi da tutto il mondo per essere catapultati nel mondo magico del cinema, abbattendo le differenze etniche, religiose, di razza, la Valle del Picentino diviene la capitale del cinema. La zona presenta itinerari svariati per chi sia alla ricerca di monumenti di ineguagliabile valore storico ed artistico o desideri percorrere un itinerario religioso, soffermandosi nei tanti luoghi di culto presenti sul territorio, per chi voglia trascorrere un po’ di tempo a stretto contatto con la natura o scoprire antichi usi legati ancora alla tradizione arcaica e contadina. La natura entra prepotentemente nell’urbano, le case, costruite fino alle pendici dei monti, ben si sono integrate all’ambiente. Il fiume Picentino scorre limpido, le sue acque sono pescose e rappresentano un’immensa ricchezza. Nell’area ricadono le Oasi WWF del Monte Polveracchio, della Valle della Caccia e dell’Accelica e si estende al Parco dei Monti Picentini, che comprende la catena montuosa omonima e la più vasta distesa forestale dell’Italia Meridionale, oltre al più ricco serbatoio di acqua potabile del sud. Fenomeni carsici, una fauna ricca e variegata, torrenti incontaminati, 40.000 ettari di faggete, oltre ad altre estese formazioni boschive, sono alcune delle bellezze naturalistiche in esso presenti. Molti dei prodotti tipici dei Picentini hanno ottenuto i marchi IGP e DOP come l’olio delle colline salernitane, la nocciola tonda di Giffoni e sono da considerarsi un giacimento culturale, oltre che una notevole risorsa dal punto di vista economico e produttivo.
La gastronomia locale, pur rientrando nella tradizione gastronomica campana, offre piatti tipici, semplici ma genuini, sia per quanto riguarda la cucina dei giorni di festa, che quella di tutti i giorni.


Elena SICA
Presidente Centro Studi "V De Caro dei Picentini"

Cinque giorni deliziati dal sapore della nocciola

DA VISITARE

1° GIORNO CALVANICO
Palazzi Leone e Conforti, Chiese del SS. Salvatore e di Pizzo San Michele
CASTIGLIONE DEL GENOVESI: Chiese di San Michele Arcangelo e di San Bernardino, Cappella di San Vito, Casa Natale e Centro Studi di Antonio Genovesi, Santuario del Monte Tubenna.


2° GIORNO SAN CIPRIANO PICENTINO
Chiese dell'Addolorata e di Sant'Eustachio, Chiesa Madre di San Cipriano, Confraternita dell'Immacolata, Chiesa di Sant'Andrea Apostolo, Ruderi di Castelvetrano.


3° GIORNO GIFFONI SEI CASALI

Cappella della Trinità, Chiesa di Santa Maria del Paradiso, Borgo Medioevale di Sieti, Centri storici di Capitignano e Prepezzano, Torre di Corte Baronale, Palazzina neoclassica Museo d'arte ambientale, Parco Pineta, Galleria del Municipio.

4° GIORNO GIFFONI VALLE PIANA
Convento di San Francesco e dei Servi di Maria, Chiese di Santa Maria a Vico, dell'Annunziata e di San Francesco, Castello e Borgo di Terravecchia, Castello di Montevetrano, Grotta dello Scalandrone, Cittadella del Cinema


5° GIORNO MONTECORVINO ROVELLA

Duomo dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, Chiese di Santa Maria dell'Eterno e di Santa Maria delle Grazie, Castello Nebulano, Osservatorio astronomico "Gian Camillo Gloriosi".
ACERNO: Cattedrale di San Donato, Chiesa della Madonna delle Grazie, Ferriera, Cartiere.
 


CALVANICO, piccolo borgo deliziosamente cinto da una distesa di variopinti castagneti e faggeti, si erge ad oltre 400 metri sul livello del mare giungendo a superare i 1600 metri nelle zone più alte. Il paese, distinto in tre principali zone, Capo Calvanico, Mezzina e Piedi Calvanico, si poggia sulle falde del Pizzo San Michele ed è contornato da un singolare anfiteatro di flora e fauna. La cittadina deriva il suo nome da Cluvium, il florido centro manifatturiero irpino, ed ha rappresentato, sin dalle sue origini, un importante elemento di unione tra i territori dei picentini e quelli avellinesi. La sua particolare posizione ha contribuito notevolmente al suo sviluppo che, però, conobbe un periodo di arresto nel corso del ‘600 a causa del susseguirsi di terribili carestie e terremoti. Fu solo con l’annessione al Principato Caracciolo che Calvanico riacquistò quell’antico splendore che ancor oggi si avverte passeggiando per le sue stradine. Avvolti dal fascino della storia che qui si respira, ci inoltriamo nel piccolo borgo ricco di piazze e vicoletti dove si affacciano splendidi palazzi gentilizi, chiese ed antiche fontane, opera dei famosi artigiani locali. Tra i palazzi, costruiti tra il ‘500 ed il ‘600, la nostra attenzione è subito attratta da Palazzo Leone, con la sua piccola chiesa ed il caratteristico pozzo che campeggia al centro del cortile interno, e da Palazzo Conforti, con le sue scuderie ed il bel giardino. Percorrendo le suggestive stradine, giungiamo alla Chiesa del SS. Salvatore che, funzionante sin dal 1309, seppur gravemente danneggiata dal sisma dell’80, offre ancora la possibilità di ammirare al suo interno gli affreschi di Angelo Solimena, una bellissima pala risalente XVI secolo, opera di Gian Bernardo Lama, ed una serie di sculture lignee che commemorano alcuni dei personaggi più illustri del luogo.
Da ammirare anche la Chiesa di Maria SS. di Loreto, comunemente conosciuta come la Chiesa della Madonna del Vallone e tuttora nota per le antiche decorazioni eseguite dal Maggese e da Andrea Sabatini. Al santo patrono è dedicata, invece, la Chiesa di San Michele, che, eretta sulla sommità dell’omonimo pizzo, presenta su di un lato una struttura edificata in un secondo momento dov’è custodita una statua del santo, realizzata nel 1614.
Calvanico non è soltanto storia, ma è anche un’oasi di verde e di pace in cui godere di quel silenzio e di quella serenità troppo spesso soffocati dai frenetici ritmi cittadini. Sui suoi prati e sulle sue soffici colline potremo sostare per allegre gite e passeggiando lungo i sentieri scoprire interessanti testimonianze delle antiche tradizioni. Lungo il percorso che collega il piccolo centro alla vicina Giffoni Sei Casali, il Cannolicchio, potremo ammirare i ruderi di un antico mulino, mentre lungo il Vallone delle Scalelle scorgiamo i ruderi di un altro mulino ad acqua. Altrettanto piacevole è l’escursione al Pizzo San Michele dove si giunge percorrendo una stradina immersa in lussureggianti boschi e durante la quale è possibile godere delle fresche acque delle sorgenti della Tagliata, della Nocella e del Gradone. Non meno piacevole è sostare nell’Area Naturalistica del Frassineto, a soli 10 minuti dal centro cittadino, nonché percorrere i suoi tre sentieri che si diramano in ben 90 ettari di superficie. I profumi e i colori dei rigogliosi castagneti e dei boschi cedui, ci accompagnano lungo la strada che collega Calvanico ai comuni dei Picentini per introdurci all’improvviso in un paesaggio senza uguali da cui è possibile ammirare un panorama che spazia dal Vesuvio sino ai Monti Lattari. A metà strada tra il mare ed i monti, giace un angolo di paradiso in cui la fresca brezza accoglie la dolce fragranza delle nocciole e delle castagne arrostite, dove ancora si avverte la forza delle possenti braccia dei contadini, dove tutto ricorda profumi ormai dimenticati: è CASTIGLIONE DEL GENOVESI.
Situato ai piedi del Monte Monna, Castiglione è tra i paesi più antichi dei Picentini, e prende il suo nome da castrum (castello), proprio grazie alla sua strategica posizione difensiva. Nel 1861, per onorare i natali dell’illustre esponente dell’illuminismo napoletano, l’abate e filosofo Antonio Genovesi, all’originaria denominazione fu aggiunta la seconda parte del nome. Come per gli altri centri dei Picentini, Castiglione deve le sue origini alle vicende che interessarono gli abitanti della città di Picentia. Nel 268 a.C. i Picentini, alleati ad Annibale, si opposero all’egemonia di Roma che, per mano di Silla, distrusse l’antica città e, onde evitarne ulteriori ribellioni, disperse i suoi abitanti per vicatim et per pagos (villaggi e contrade). Durante il medioevo Castiglione costituì uno dei casali di Salerno e fu amministrato dalla potente Scuola Medica. Successivamente avvicinato alle amministrazioni di Giffoni e San Cipriano Picentino, ottenne la completa autonomia solo nel 1946. Oltre alla bellezza del paesaggio che lo circonda, Castiglione ci consente di visitare diversi siti di particolare interesse storico ed artistico, primo fra tutti l’ex Convento dei Padri Cappuccini. Originariamente denominato Convento di San Francesco, ed edificato nel 1600, la struttura fu sede di un’importante biblioteca presso la quale studiò il giovane Genovesi. In seguito al grave sisma dell’80, della struttura è oggi possibile ammirare soltanto i magnifici porticati, il chiostro dotato al centro di una cisterna munita di un singolare impianto idraulico, un’importante scala a chiocciola e diverse nicchie e cunicoli in pietra. Lasciando il convento, la cittadina ci offre la possibilità di far visita ad una tale moltitudine di luoghi dedicati al culto, da far, ancor oggi, percepire la sua profonda spiritualità. La Chiesa del SS. Rosario, costruzione romanica di recente ricostruita, dov’è possibile ammirare un notevole portale; la Chiesa di San Bernardino, risalente al '300 fu, come testimoniato dal triregno scolpito al suo ingresso, Basilica pontificia; la Cappella di San Vito, rinomata per la presenza al suo interno di un pregiato affresco; la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, provvista di una splendida cappella e di un importante campanile. Ma le chiese non rappresentano le uniche mete interessanti del nostro percorso che, anzi, si arricchisce di un pezzo della storia dei luoghi visitando la Casa natale di Antonio Genovesi. Situato nell’omonima via, l’edificio racchiude ancor oggi i segni dell’importante presenza in questi posti dell’illustre abate, filosofo, giurista ed economista, ed infatti, al suo interno è possibile ammirare preziosi documenti a lui appartenuti, mentre, il Centro Studi a lui dedicato, raccoglie la sua eredità portando avanti l’osservazione e lo studio delle problematiche economiche, culturali e sociali dell’area. Lasciando il centro di Castiglione e seguendo le tracce dei colori e dei profumi delle meravigliose montagne circostanti, giungiamo all’Abbazia di Santa Maria a Tubenna, che in maniera suggestiva, domina il Golfo di Salerno. Il santuario fu fondato nel XII secolo da San Guglielmo da Vercelli sulle rovine di un preesistente tempio pagano. Della sua costruzione originaria, restano oggi solo alcuni ruderi ed una parte parzialmente ricostruita della chiesa, divisa in due navate, dove si possono ammirare alcuni affreschi, il tutto immerso, in uno sfavillante contesto naturalistico. Attraverso un percorso che si spiega dal Monte Tubenna al Monte Visciglieta, giungiamo ad una caratteristica voragine naturale detta Pozzo di Venere, utilizzata anticamente come rifugio o via di collegamento tra Castiglione ed i paesi confinanti.
Continuando la nostra passeggiata tra le verdi colline, giungiamo alla principale sorgente di Castiglione: la Fontana Mastrocampo. Successivamente ai numerosi interventi realizzati nel corso del tempo, la fonte ha assunto oggi la particolare struttura ad anfiteatro che ne esalta il suo valore naturale. Altra escursione di grande fascino è quella che conduce alla cima del Monte Monna, da dove è possibile ammirare un eccezionale panorama che spazia dal Vesuvio ai Monti Lattari, dalla Costiera Amalfitana al Cervialto, dal golfo di Salerno sino agli Alburni. Un similare paesaggio, altrettanto sublime e incantato, ci conduce in un luogo dove ogni angolo di strada riecheggia la sua storia. Siamo a SAN CIPRIANO PICENTINO. Il delizioso borgo dai fastosi passati, diviso nelle tre frazioni di Vignale, Pezzano, e Filetta, vanta oggi uno dei territori più vasti ed interessanti dell’intera provincia. Le sue origini, secondo le più autorevoli tesi, risalgono ad una civiltà Protopicentina che sembra aver avuto scambi commerciali e culturali con il popolo Etrusco e quello Greco. Al nucleo originario si aggiunsero gli abitanti di Picentia, mentre in pieno Medioevo i suoi territori videro l’alternarsi di diverse dominazioni, tra cui quelle Longobarda, Saracena e Normanna. E’ così che si ebbe la nascita delle universitas, le piccole alleanze culturali e politiche tra i diversi nuclei assoggettati. San Cipriano conobbe il periodo di massimo fervore sotto la dominazione borbonica, per subire un arresto con l’annessione del Meridione al Regno d’Italia. Risalendo le numerose stradine che si arrampicano verso la cima del Monte Merlo, meglio conosciuto con il nome di “Visciglieta”, possiamo sostare in diverse cappelle, ancor oggi poste a testimonianza della particolare religiosità delle genti che hanno abitato questi luoghi. Particolarmente interessante è la visita alla Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, che probabilmente risale al 1309 ed in cui, nel 1509, fu costruita la Cappella di Santa Margherita. Altrettanto interessante è visitare la Chiesa dell’Addolorata con al suo interno il bellissimo altare in scagliola policroma ed un tabernacolo risalente alla fine del ‘600 raffigurante la Pietà; la Chiesa di Sant’Eustachio, dalla caratteristica forma a pianta ottagonale, eretta tra il XI ed il XII secolo e rimaneggiata nel corso dell’800; la Chiesa di San Giovanni Battista, di origine trecentesca che ospita al suo interno un’importante pala e tre tavole del ’500; la Cappella Maria SS. Immacolata, conosciuta anche come Confraternita dell’Immacolata, presenta una semplice struttura a cui si accede attraversando il porticato esterno; la Chiesa della Madonna del Carmine, anche conosciuta come Chiesa della Madonnella, edificata nel 1930 sul luogo dove venne ritrovata una piccola statua della Vergine Bruna. Continuando la nostra passeggiata, facciamo visita alla Chiesa Madre di San Cipriano, che custodisce importanti tele del settecento napoletano e che consente di ammirare, attraverso un pavimento di vetro posto ai piedi dell’altare maggiore, i ritrovamenti degli scavi eseguiti a seguito del sisma del 1980.
Particolarmente suggestivo è l’itinerario religioso tracciato dalle 22 Edicole Votive che partendo dalla prima, dedicata al Santo Patrono, si snoda attraverso tutto il territorio san ciprianese. Altrettanto piacevole è la visita ai Ruderi di Castelvetrano, situati sulla Collina di Montevetrano, ed i resti di un’antica villa romana, risalente al III secolo, rinvenuti in località Pozzillo. Le ricchezze architettoniche non costituiscono l’unico patrimonio di cui si fregia il grazioso centro, nel farvi visita non possiamo che deliziarci delle sue squisitezze. Le castagne, le nocciole, il prelibato vino Montevetrano, il pregiato olio DOP ed i gustosi piatti con esso ottenuti, invitano al ristoro ed alla sosta che, in particolari periodi dell’anno, in concomitanza con suggestive manifestazioni, diviene ancor più allegra e invitante. Ed infatti, è in onore delle sue prelibatezze che San Cipriano mette in scena ogni anno una festosa kermesse, la Sagra della Castagna, che immersa in uno scenario di rara bellezza, sul finire di ottobre, rievoca il suggestivo “palio dei ciucci”. I sapori della tradizione continuano ad accompagnarci mentre le circostanti colline ci introducono in un paesaggio vero tripudio di noccioleti, oliveti, castagneti, querceti e faggeti. Siamo a GIFFONI SEI CASALI, caratteristico centro che si estende lungo l’Alta e Media Valle del fiume Picentino. Costituito da un’aggregazione di nuclei sparsi, gli originari casali che hanno dato il nome al comune, Capitignano, Prepezzano, Sieti alto, Sieti basso, Malche e Capocasale, il centro è oggi parte della rete “Borghi Autentici d’Italia", sede dell’omonima associazione, nonché dell’Associazione Nazionale Città della Nocciola. Anche l’origine di questi casali è dovuta all’episodio comune a quasi tutti i paesi del comprensorio picentino: la distribuzione dell’antica città di Picentia e la conseguente dispersione dei suoi abitanti. Il paese ebbe il suo periodo di massimo splendore in epoca rinascimentale, grazie alla presenza di floride attività commerciali legate all’arte della lana e della seta, che venivano vendute ai mercanti toscani giunti sul posto a seguito dei Servi di Maria, ordine di origine fiorentina che fondò, nel borgo di Sieti, il suo primo convento dell’Italia meridionale.
Giffoni sei Casali è una tappa obbligata del nostro itinerario per scoprire le antiche tradizioni legate alla cultura contadina, imperniata sulla coltivazione della nocciola, della castagna e dell’olivo, per allontanarci per qualche giorno dai rumori delle grandi città, per immergerci in una realtà semplice e genuina: tra i casali l’ospitalità è di casa, anzi è d’eccellenza!
Il nostro viaggio assume i colori di un sogno quando, percorrendo verdeggianti tornanti, saliamo verso Sieti. Il borgo, magicamente sospeso nel tempo, è stato di recente interessato, unitamente ai Casali di Capitignano e Prepezzano, da un importante progetto di valorizzazione: “Sieti Paese Albergo”. L’intervento intende recuperare il patrimonio immobiliare dei casali, realizzando un sistema accoglienza che riscopra la cultura dell’ospitalità e riesca a far calare il turista in una dimensione a lui sconosciuta, quella di un borgo medioevale. Tra i suggestivi viottoli di Sieti la storia appare rivivere nella bellezza dei suoi palazzi gentilizi. Il meraviglioso Palazzo Pennasilico, risalente al ‘500, ospita ancor oggi al suo interno una suggestiva camera da letto divisa in due alcove finemente affrescate. Palazzo Cingolo, che dall’alto della sua posizione domina l’intero paese e si caratterizza per la particolare corte interna nella quale è visibile un antico tappeto. Palazzo De Robertis, risalente al XIV secolo e successivamente ampliato, si distingue per le particolarissime torri circolari che lo delimitano e per i resti di un antichissimo impianto termale presente nelle sue cantine.
La nostra visita si può ancora arricchire delle meravigliose chiese sparse sul territorio di Giffoni Sei Casali e tra esse innanzitutto la Chiesa di Santa Maria del Paradiso, situata nel borgo di Sieti, le cui prime notizie risalgono al 1173. Adiacente alla stessa, troviamo l’antico Convento dell’Ordine dei Servi di Maria, fondato tra il 1422 ed il 1431 e sino al secondo dopoguerra sede ospedaliera. Spostandoci nel Casale di Prepezzano, possiamo ammirare la Chiesa di San Nicola che, fondata nel 1100, si distingue per i pregiatissimi affreschi visibili nella volta e per il meraviglioso campanile. Sempre a Prepezzano, molto suggestivi sono i ruderi della Torre di Corte Baronale della famiglia Viscido, signori di Calabritto, edificata nella prima metà dell’XI secolo, mentre nel Casale di Capitignano possiamo far visita alla Cappella della Trinità rinomata per i suoi notevoli affreschi realizzati da Francesco e Scipione Plaitano.
Oltre a poter ammirare un pregevole patrimonio architettonico, Giffoni Sei Casali ci offre la possibilità di godere di qualche giornata di vita sana, passeggiando a piedi o in mountain bike tra i sentieri che la circondano. Particolarmente interessante è la sosta nelle aree attrezzate del Parco Pineta di Capitignano. Giffoni Sei Casali non è però solo natura e tipicità, ma anche cultura: particolare attenzione è rivolta all’arte contemporanea, con il recente allestimento della Galleria del Municipio all’interno del Palazzo Municipale, dove sono esposte opere di artisti italiani dell’ultimo ventennio accomunate dalla stessa tematica, quella del viaggio nelle terre salernitane. Poco distante dal Palazzo Municipale è possibile visitare la Palazzina Neoclassica ex ECA, sede del Centro Studi sul Decoro Urbano, dove vengono periodicamente allestite mostre di design, di ceramica e di gioielli. Come su di uno schermo, la pellicola del nostro viaggio continua a scorrere tra soavi musiche ed avvolgenti colori, conducendoci dinanzi ad una valle incantata: GIFFONI VALLE PIANA. Jacopo Sannazzaro, in visita a Giffoni Sei Casali, così dovette vedere questi paesaggi da lontano o forse dall’alto delle mura dell’antichissimo Castello di Terravecchia o può darsi che lo abbia scorto dalle fronde dei noccioleti di Ornito che, abbarbicato com’è sul crinale della collina, rievoca con il suo nome verosimili immagini di un paesaggio pieno di uccelli. Il toponimo di Giffoni è di discussa interpretazione. Alcuni ritengono sia derivato da gefonias, terra di suoni, altri, invece, lo fanno derivare dal latino gens furis, terra di gente ribelle. La spiegazione più accreditata, però, vuole che il toponimo sia scaturito dal nome di una persona. Alcuni ritrovamenti dimostrano che la zona sia stata abitata sin dal Neolitico. La sua storia appare intimamente legata, così come avvenuto per gli altri centri dei Picentini, alle vicende di cui fu protagonista la città di Picentia. E’ in questo indimenticabile paesaggio che i suoi abitanti lenirono i dispiaceri del loro triste destino di profughi, mentre i loro carcerieri romani li sorvegliavano dall’alto dei Castelli di Montevetrano e di Terravecchia. Alle pendici del colle su cui erge l’omonimo castello, giace il suggestivo Borgo di Terravecchia, circondato da piantagioni di ulivi e cinto da antiche mura, di origine medioevale fatto di viuzze acciottolate, stradine che si rincorrono, portali e fioriti giardini. Nel mezzo della valle, in posizione equidistante fra questi due castelli, sorge la Chiesa di Santa Maria a Vico, caratterizzata da una pianta a croce greca. Già tempio pagano, la chiesa conserva al suo interno otto colonne sormontate da capitelli corinzi e ricorda nel toponimo quell’insediamento, il vicuum appunto, che fu abitato dai Picentini e dai Romani. Ai piedi della collina di Terravecchia si mostra, in tutto il suo splendore, il Convento di San Francesco, edificato nell’ultimo decennio del ‘200 ed ampliato nel corso del ‘500, che conserva ancora al suo interno affreschi di scuola grottesca. Adiacente al convento troviamo la chiesa conosciuta per aver custodito un tempo la Sacra Spina che, successivamente alla soppressione del monastero, fu trasferita nella Chiesa dell’Annunziata. La parte sinistra della Chiesa di San Francesco presenta uno spazio rettangolare, in passato adibito a cimitero, e di grande pregio sono gli affreschi risalenti al XVII secolo. La Chiesa dell’Annunziata, invece, risale con molta probabilità al ‘500, si articola in tre navate e custodisce, in fondo all’altare la Sacra Spina. La navata centrale presenta sui suoi lati una pregiata Via Crucis del XVII secolo mentre, attraverso una scala in muratura, dalla sacrestia accediamo alla splendida Congrega dell’Immacolata.
Lasciando il centro della cittadina giungiamo tra le rigogliose montagne di Carbonara, e immerso nei castagneti, scorgiamo il quattrocentesco Convento dei Servi di Maria, uno dei quattro conventi Serviti (Servi di Maria) della Provincia di Salerno. Edificato secondo le più autorevoli tesi nel 1940, presenta al suo interno una chiesa a tre navate con all'ingresso un pregievole organo. L'altare maggiore, rivestito di marmo policromo, è sormontato da un dipinto a tempera raffigurante la Madonna di Carbonara realizzato dal maestro salernitano Tafuri nel 1929. La visita alle bellezze architettoniche non esaurisce la nostra sosta a Giffoni Valle Piana che, anzi, si arrichisce di un inestimabile patrimonio naturalistico. Meravigliosa è la Grotta dello Scalandrone, scavata nel Monte Accellica, dal cui laghetto si genera la principale sorgente del Fiume Picentino, quella di Capo di Fiume. Sull'altro versante del monte, invece, si genera la sorgente di Fiumicello. Le due sorgenti confluiscono in una, nella località Cocchiature. Visitarle è un'esperienza bellissima, tra cascate e paesaggi incontaminati. Il nostro itinerario naturalistico si arricchisce della visita ai ruderi di un ricovero detto Casone nei pressi della miniera di ittiolo. Qui i giffonesi sino agli anni '50 estraevano lo scisto bituminoso, una classe di carboni fossili, che lavorato originava l'ittiolo, usato in medicina come antisettico e cheratoplastico. Insomma, Giffoni Valle Piana è uno stupendo collage di cultura, arte e natura, oggi conosciuta in tutto il mondo grazie al suo Festival del Cinema, la singolare rassegna cinematografica interamente dedicata ad un pubblico giovane. Il Festival Internzaionale del Cinema per Ragazzi nasce oltre trent'anni fa da un'idea dell'attuale direttore Claudio Gubitosi, allora diciottenne, appasionato di cinema e desideroso di realizzare un sogno per sè e per il suo paese. Con gli anni la rassegna è cresciuta, è diventata tappa obbligata di molti artisti e dagli stessi spesso identificata come la piccola Hollywood dei Monti Picentini. Di tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario...così il grande maestro, François Truffaut, sensibile più di ogni altro allo schermo ed all'infanzia, definiva la rassegna giffonese e le porgeva il suo augurio. E' nei giorni del festival che Giffoni mostra la sua proverbiale ospitalità. Migliaia di ragazzi, provenienti da tutto il mondo, si ritrovano nella cittadella del cinema per visionare e giudicare pellicole internazionali in un contesto allegro e familiare. La presenza dei ragazzi, però, rallegra questi posti anche in altri momenti dell'anno e particolarmente in occasione del Movie Days, rassegna di film scelti per scolaresche.
Come leggendo un racconto, ad un tratto il volo di un nero pennuto, un corvo, ci guida verso la ridente cittadina di MONTECORVINO ROVELLA che, a memoria di popolo, deve proprio alla particolare presenza di questi uccelli il suo nome. Immersa nel verde dei suoi rigogliosi uliveti, castagneti e noccioleti, adagiata su di un suolo di origine vulcanica da cui sgorgano sorgenti d'acqua sulfurea e caratteristiche mofete, Montecorvino costituisce ancor oggi uno dei centri più importanti di tutti i Picentini.
I primi insediamenti nella zona risalgono all'VIII secolo a.C., come confermato dai reperti archeologici consistenti in corredi tombali ritrovati nelle località di Oliveto e Cairano. Al pari degli altri paesi limitrofi, anche la storia di Montecorvino è legata alla dispersione degli antichi Picentini in diversi villaggi chiamati nel complesso Montecorvino. Il paese sorge in circolo intorno alle falde del Monte Nebulano, sulla cui sommità è posto un castello di origine longobarda, il Castello Nebulano per l'appunto, sorto intorno al VI secolo d.C., rifugio per le popolazioni minacciate dalle invasioni saracene che si susseguirono tra il IX e il X secolo. In seguito, la fortificazione venne distrutta due volte e, successivamente alla sua ricostruzione, avvenuta nel 1400, costituì un'ottima difesa per il Re Alfonso I° d'Aragona per essere poi definitivamente abbandonata a metà del XVI secolo. L'importanza di questa costruzione, ormai ridotta ad un rudere, si è notevolmente accresciuta grazie a Francesco Mastriani, celebre romanziere napoletano che, ospite in Montecorvino nel'ottobre del 1877, vi ambientò il suo romanzo "La sonnambula di Montecorvino".
Il percorso che ci porta al Castello Nebulano è particolarmente suggestivo e ci permette di ammirare molteplici affreschi rupestri, sorgenti d'acqua ed antichi lavatoi. Nel corso della nostra passeggiata possiamo visitare molteplici chiese e monumenti che manifestano la grandezza delle famiglie che vi hanno vissuto. Tra i siti religiosi, merita particolare attenzione la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, nel Casale Castiuli, costruita nel 1487 e ancor oggi in ottimo stato di conservazione. Nello stesso casale, non si può non far visita al Convento ed alla Chiesa di Santa Maria della Pace, che prende il nome dal luogo in cui si sancì l'accordo tra le due famiglie del luogo, i Nuvola e i Damolidei. Altrettanto interessante è la visita al Conservatorio di Santa Sofia che risalente al XVI secolo è stato purtroppo danneggiato dal terremoto del 1980.
A circa 4 km dal capoluogo, circondata dal verde, si trova, invece la Chiesa di Santa Maria dell'Eterno, costruita nel 1623 in seguito al ritrovamento nel fondo di una vallata, di un'icona della Madonna. Secondo la leggenda, la Vergine Maria chiese la costruzione del tempio in quel luogo e preannunciò una nevicata per la terza domenica del mese di agosto. Da allora, in quel giorno, centinaia di pellegrini vi giungono per celebrare la festività della Beata Vergine.

Nel Casale Rovella possiamo ammirare il Duomo dei SS.Apostoli Pietro e Paolo, costruito nel 1274 sui resti di un'antica abbazia benedettina distrutta da Ruggero il Normanno. Da visitare ancora, anche la Chiesa di San Lazzaro, nel Casale Cornea, con un bellissimo portale in stile romanico, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, nel casale Ferrari, costruita nel 1591 su un terreno donato da Sabato Damolidei e affidata alla gestione dei Padri Cappuccini, e la Chiesa di Sant'Ambrogio, ubicata nella Vallata di Sant'Andrea, che costituisce una preziosa testimonianza dell'influsso longobardo e che è stata oggetto di una recente ristrutturazione.
Prima di lasciare Montecorvino, è d'obbligo far visita al Palazzo Provenza con i suoi splendidi affreschi sotto la volta del portone, al Palazzo Pico, successivamente conosciuto come Villa Buretta, residenza di illustri personaggi come Frà Giovanni da Montecorvino e Frà Niccolò Pico. Altrettanto interessante anche l'Osservatorio Astronomico "Gian Camillo Gloriosi", posto alle falde del Monte Nebulano, che, grazie sopratutto ai convegni organizzati, riveste ormai notevole importanza nel panorama nazionale ed internazionale.
Come a voler andare verso gli astri che abbiamo appena ammirato, risaliamo gli stretti tornanti fiancheggiati da ampi castagneti e boschi di faggi, aceri, lecci, ontani e tigli che ci accompagnano in un luogo dov'è possibile respirare un'aria singolarmente salubre e pura: ACERNO. Qui, più che in nessun altro luogo, il paesaggio ha conservato intatti i suoi tesori e la natura, incontaminata e selvaggia, continua ancora ad essere il felice habitat per una fauna ricca di animali altrove scomparsi. La particolare floridezza del territorio è testimoniata dalle origini del suo nome che deriva sicuramente dal termine indoeuropeo aker che sta ad indicare la pianta dell'acero che qui alligna con faciltà.
Le origini di Acerno non sembrano differire molto da quelle degli altri centri dei Picentini. Anche in questi posti, infatti, sono giunti gli abitanti dell'antica Picentia. Durante il dominio romano fu realizzata una fitta rete di strade che rese più semplici le comunicazioni ed i commerci, ma ciò che ancora oggi testimonia la presenza romana in questi luoghi, è la presenza dei piccolissimi nuclei (casali) vicini tra loro, caratteristica comune a molti paesini della zona. Con la caduta dell'impero romano, Acerno, conobbe un periodo di decadenza dovuto alla calata dei barbari. Fu feudo per lungo tempo di nobili famiglie, tra le quali si annoverano quelle dei de' Tarrascone, dei di Benio, degli Acerbo, di Ruggiero dei Lauria e dei Mascaro, che la tennero in possedimento col titolo di marchesato. In seguito, durante il Medioevo, la località acquistò sempre più importanza con la condizione di castrum e successivamente col titolo di civitas, riconoscimento che darà maggiore libertà e diritti agli acerniesi. Inoltre, con la diffusione del Cristianesimo, furono edificate, sia ad opera dei benedettini che dei francescani, molte chiese e monasteri, e grazie all'intensa attività religiosa, Acerno si guadagnò la condizione di sede Vescovile, privilegio che mantenne fino al 1818.
A testimonianza degli antichi fasti del periodo medievale resta la Cattedrale di San Donato, risalente al 1444 che nel corso dei secoli è stata più volte oggetto di ricostruzione. Al suo esterno è possibile ammirare il campanile a più ordini, sormontato da cuspide a bulbo, mentre all'interno si distingue, per la straordinaria bellezza, il presbiterio, dove sono collocati una serie di dipinti del Pallante del 1797, raffiguranti i quattro Evangelisti.
Meritano di essere visitate la Chiesa della Madonna delle Grazie, col suo imponente altare di marmi policromi al cui interno è posta l'effigie della Madonna delle Grazie Incoronata e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, di cui si ha traccia già in alcuni documenti risalenti al XVI secolo e che vanta una splendida vetrata istriota opera di Tommaso Giuliani.
Accanto ai monumenti sacri ad Acerno, è particolarmente interessante visitare anche i ruderi di due delle antiche Cartiere delle trentadue rimanenti del comprensorio Acerno, Amalfi, Maiori e Ravello, che nel 1848 producevano circa 8000 risme di carta al giorno. Tra il patrimonio di archeologia industriale importante, è anche la Ferriera risalente agli inizi del '600, collocata nella Valle del Tusciano che offre anche la possibilità di sostare lungo le sponde dei magnifici laghetti, dov'è possibile anche praticare la pesca della trota o effettuare piacevoli scampagnate nelle diverse aree attrezzate. Molto interessante è anche la visita alla Biblioteca Comunale dove si può osservare il calco della zanna di elephas antiquus, il progenitore dell'attuale elefante, che fa supporre l'origine lacustre della zona.
E' la natura a vestire un ruolo da protagonista in questi luoghi, dove si mostra prodiga di quei meravigliosi paesaggi di cui ogni uomo si sente spettatore fortunato. Ed allora, chi ama camminare, respirando aria sana e fresca e godere della pace dell'ambiente che lo circonda, troverà ad Acerno una serie di piacevoli percorsi immersi in suggestivi faggeti e castagneti che saranno la piacevole cornice del tempo trascorso all'insegna del relax. Tra i percorsi più interessanti, ci sono senza dubbio quelli presenti nell'Alta Via dei Monti Picentini che rientrano in parte nel tratto campano del Sentiero Italia, nonchè per gli amanti del trekking, quelli che conducono alle principali vette della catena montuosa: l'Acellica, il Cervialto, il Mai, il Polveracchio ed il Terminio. Passeggiando tra le montagne di Acerno anche il turista meno attento non potrà non notare, che nell'economia locale padroneggiano i prodotti della terra, qui fertile e ricca di frutti, ed in particolare la castagna, dall'eccezionale valore nutritivo, i profumati funghi porcini e l'apprezzato tartufo nero. Sono proprio le prelibatezze dei castagneti ad aver ispirato la Sagra della Castagna che si tiene ogni anno a partire dalla seconda domenica di novembre.








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