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Sentiero dell'Olio
Sentiero dell'O...
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SENTIERO
DELL'OLIO
OLEVANO SUL TUSCIANO
CAMPAGNA - CONTURSI TERME
OLIVETO CITRA - COLLIANO
VALVA - LAVIANO
SANTOMENNA
CASTELNUOVO DI CONZA

L’area attraversata da nord a sud dal fiume Sele offre scorci paesaggistici e naturalistici unici. Basta pensare alle numerose oasi protette: il Monte Polveracchio, il Parco regionale dei Monti Picentini, l’Oasi di Persano, la Riserva Naturale dei Monti Eremita e Marzano, le sorgenti idrotermali di Contursi. Passeggiando per questo territorio si apprezza la ricchezza di un’area particolarmente vocata alla coltivazione di olivo.
Qui è ancora possibile ammirare boschi di olivi secolari e di grande taglia. Sono otto i comuni ricadenti nella Comunità Montana dell’Alto e Medio Sele: Campagna, Castelnuovo di Conza, Colliano, Contursi, Laviano, Oliveto Citra, Santomenna e Valva.
L’olio è di sicuro uno dei prodotti più antichi di questa terra che dal 1997 fa parte dell’area DOP Colline Salernitane. Corposo, quasi a ricordare la struttura di queste montagne. Di colore giallo verde, deciso all’olfatto con sentori di fruttato di oliva pulito.
Presenta note di foglia verde e pomodoro acerbo. Al gusto è amaro e piccante con sentori di carciofo, cardo e vegetali amari.
Il consorzio provinciale olivicoltori ha stimato che la fetta di terreno ulivetata è di 5.651,97 ettari per un totale di 737.187 piante esistenti e 452.008 in produzione, al netto delle piante abbandonate, boscate o non raccolte.
Le varietà prevalenti degli ulivi sono: la Carpellese, la Frantoio, Rotondella, Leccino, Femminella, Olivine e la Coratina.
E’ possibile visitare le strutture di trasformazione, 23 in tutto disponibili per itinerari didattici al fine di comprendere i processi di lavorazione dell’olio, osservare il passaggio dagli strumenti in ferro, a pressa, fino a quelli meccanici e acquistare il prodotto in sede. 14 impianti restano a livello tradizionale, solo 9 a ciclo continuo.La produzione media annua è di 164.525,12 quintali di olive. In olio invece, la resa annua è pari a 36.540,34 quintali.
Più uniche che rare le strutture di imbottigliamento e commercializzazione. Le coltivazioni si estendono per il 63% in comuni localizzati in zone di montagna interna, gli altri si distribuiscono tra collina e pianura pedocollinare.
La meccanizzazione delle operazioni risulta possibile solo per il 55,2% delle piante, mentre la parte rimanente risulta accessibile solo al lavoro degli operai. Si tratta di terreni per lo più argillosi, di natura calcarea e sabbiosa. La forma di allevamento prevalente è a vaso aperto, seguono i modelli cespugliato, a forma naturale, a vaso polifonico e a globo.

Diletta DE SIO
Giornalista

Cinque giorni estasiati dalla fragranza dell'olio

DA VISITARE

1° GIORNO OLEVANO SUL TUSCIANO
Convento Domenicano, Castello Longobardo, Complesso monumentale Grotta dell'Angelo, Area archeologica di Santa Maria a Corte. CAMPAGNA: Cattedrale Santa Maria della Pace, Convento degli Agostiniani, Convento di Santa Maria di Avigliano, Palazzi Bernalla, Pastore Alinante, Viviani e Ducale, Oasi di Serre Persano e del Monte Polveracchio

2° GIORNO CONTURSI TERME
Chiesa del Bambino Gesù, Chiesa di Santa Maria degli Angeli, Chiesa del Carmine, Centro storico, Grotta del Rosario, Sito archeologico di Isca Ferrigno

3° GIORNO OLIVETO CITRA
Chiesa di Santa Maria della Misericordia, Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Castello, Necropoli, Museo archeologico, Sito archeologico di Civita. COLLIANO: Basilica paleocristiana, Chiesa Madre dei SS. Pietro e Paolo, di San Martino, Centro storico di Colliano e Collianello, Castello Normanno, Area archeologica di Bisigliano

4° GIORNO VALVA
Centro storico, Villa Valva d'Ayala, Castello, Grotte di San Michele. LAVIANO: Ruderi della Chiesa Madre dell'Assunta, del Castello Svevo-Normanno, Boschi di Spagarino, Monte Faito, Oasi di protezione naturale e Ricerca naturale dei Monti Eremita e Marzano

5° GIORNO SANTOMENNA
Chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie, Ruderi Convento dei Cappuccini, Palazzo de' Ruggeri, Museo cittadino. CASTELNUOVO DI CONZA: Siti Archeologici, Castello di Sant'Ilarione

Armoniose colline splendidamente ricoperte da argentee distese di ulivi tracciano il percorso che ci conduce sino a OLEVANO SUL TUSCIANO.
Paradiso di pace e serenità, dolcemente adagiata sui colli Picentini, la cittadina deriva il suo nome dalle acque del fiume che attraversa la sua valle e dalle distese di ulivi che, cingendola deliziosamente, spandono dolci fragranze. L'incontaminato paesaggio che ci si presenta dinanzi, mostra senza indugio quanto le genti che vi abitarono hanno saputo nei secoli preservare la storia e le tradizioni di questi luoghi. L'antica presenza dell'uomo è qui testimoniata dal ritrovamento di reperti risalenti al periodo Neolitico ed all'era del bronzo che derivano, con molte probabilità, dalla presenza di alcuni uomini primitivi nelle caverne scavate lungo le vicine montagne. Queste genti si evolsero e s'integrarono al nucleo dei Sabellici, Sabini per i Romani, già abili conoscitori delle tecniche di lavorazione dei metalli; ma è con l'arrivo degli Etruschi, Tuscianenses, e successivamente dei Greci, che furono gettate le basi delle odierne tradizioni.
Maestosa testimonianza del tempo che fu, è il Castello Longobardo, arroccato sul Monte Castello ed incastonato, come un diamante, tra due enormi rocce. Chiamato originariamente castrum Olibani, costituiva un villaggio fortificato, edificato su preesistenze greche e romane. Questo è oggi uno dei posti in cui è più facile ammirare la potenza della natura, poichè, grazie alla sua spettacolare posizione, domina tutto il Golfo di Salerno. La struttura, originariamente abbastanza grande da ospitare tutti gli abitanti della contrada, acquistò ulteriore importanza con l'Imperatore Federico II°. Oggi del castello non rimangono che i resti delle torri di quella che una volta era la triplice cinta muraria, testimone di tante vittorie e di altrettante sconfitte nelle numerose battaglie intraprese per difendere la gloriosa Salerno. Lungo le pendici del monte opposto al castrum, ad un'altitudine di 450 metri sul livello del mare, giace il Complesso Monumentale della Grotta di San Michele che si spiega in un percorso di circa 400 metri. l'insediamento monumentale, di origine medioevale, è preceduto da due monasteri, uno a mezza costa, la Cella di San Vincenzo, e l'altro nei pressi della Grotta di San Michele. Il complesso è costituito da una serie di chiesette edificate lungo un percorso sotterraneo, tutte indipendenti l'una dall'altra. L'importanza del sito è soprattutto determinata da preziosissimi affreschi databili dal IX al X secolo. A circa 200 metri dall'ingresso principale si accede alla Grotta minore, detta Grotta di Nardantuono, dove sono stati rinvenuti importanti reperti archeologici. Il fascino trasmesso da questi luoghi continua ad accompagnarci sino all'Area archeologica di Santa Maria a Corte, dove sono tuttora visibili i ruderi di una villa romana risalente al I° secolo a.C. Merita una sosta il Convento di Santa Maria di Costantinopoli, edificato nel corso del '500, che presenta al suo interno un bellissimo chiostro a pianta quadrata, circondato da colonne chiuse da apprezzabili capitelli. Nella frazione Ariano possiamo ammirare un frantoio risalente al '500 con all'interno una pressa in legno, mentre a Monticelli possiamo visitare un moderno impianto dotato di un sistema con centrifughe che separano l'olio. Il nucleo storico di Salitto, invece, ci offre la possibilità di far visita ad una deliziosa borgata che presenta all'interno i ruderi di un Convento Domenicano risalente al '500. Interessante è anche la visita alla Borgata Valle che, risalente al Medioevo, è stata recentemente sottoposta a vincolo dalla Soprintendenza. Per chi ha voglia di immergersi nella natura, il CAI propone un percorso che partendo dalla centrale elettrica di Ariano, risale la valle del Tusciano per giungere al Castello Longobardo. Piacevole è anche l'escursione che conduce al Parco San Michele, dov'è possibile sostare nelle aree attrezzate per il pic-nic. La bellezza dei luoghi e delle colline circostanti, rende particolarmente gradevole il soggiorno ad Olevano sul Tusciano che diviene ancor più interessante in occasione di particolari manifestazioni, come il Carnevale dei Poveri, che propone in maniera suggestiva la sfilata dei dodici mesi dell'anno in groppa agli asini. La stessa ricchezza di tradizioni si può respirare lungo le serpeggianti stradine, che ci conducono nel pittoresco abitato di CAMPAGNA, che è armoniosamente cinto da due limpidi e pescosi fiumi, il Tenza e l'Atri. Situato a quasi 300 metri sul livello del mare, il centro, che deriva il suo nome da finibus Campaniae, vanta antichissime origini risalenti molto probabilmente all'età del bronzo. La prima presenza dell'uomo in questi luoghi sembra sia stata determinata dai flussi migratori dei popoli indoeuropei (Opici e Oschi) che qui si stanziarono, dandole più tardi il nome di Principato Citra. E' durante il periodo di dominazione romana, però, che il centro vive il suo momento di maggiore splendore, tanto da divenire Municipio al tempo di Silla. Le ripetute invasioni delle popolazioni barbariche determinarono, in pieno Medioevo, il rafforzamento del centro e lo spostamento delle genti verso le zone montane. E' sotto il dominio di Federico II° di Svevia che però l'assetto del territorio subì profonde modifiche e gli abitanti, per sfuggire al giogo dell'Imperatore, si rifugiarono nella gola ove insiste l'attuale centro storico, determinandone lo sviluppo. La ricchezza dei suoi territori e l'abbondanza delle acque, rendono il paesaggio particolarmente florido di vegetazione, ed infatti, agli estremi di questo magnifico centro troviamo verso sud l'Oasi di Serre Persano, mentre a nord quella del Monte Polveracchio.L'Oasi di Serre Persano rientra nella riserva naturale Foce Sele Tanagro ed è particolarmente conosciuta per l'abbondanza e varietà di specie animali, tanto che in questo meraviglioso scenario possiamo addirittura osservare il volo dell'aquila reale e del falco pellegrino. Anche l' Oasi del Monte Polveracchio, ci fornisce l'opportunità di fare una piacevolissima passeggiata e di ammirare una rigogliosa vegetazione che annovera tra l'altro, stupendi aceri montani ed antichi agrifogli. Muovendoci verso il borgo, la nostra attenzione è immediatamente rapita dal notevole patrimonio storico ed artistico dov'è possibile rintracciare influenze sia gotiche che barocche. La nostra visita comincia dalla suggestiva Basilica Cattedrale Santa Maria della Pace. Edificata dopo il Concilio di Trento, precisamente nel 1564, nota anche come Cattedrale Basilica Pontificia, si presenta su tre livelli (cimitero, due Chiese del soccorso e la Basilica) con una struttura a tre navate, sostenute da pilastri risalenti alla fine del XVI secolo e si arricchisce di un magnifico organo in legno dorato del '700 situato alla destra dell'abside. Prima di lasciare il complesso della Basilica, sostiamo presso la Cappella del Monte dei Morti, così denominata per il suo antico uso. Al suo interno, infatti, sono state rinvenute le spoglie dei confratelli. Continuando nella nostra visita ai luoghi del culto giungiamo alla Chiesa dei SS.Salvatore e Antonino che, pur se di antichissime origini, presenta tuttora i segni dei differenti rimaneggiamenti subiti nel corso del tempo. La Chiesa di San Bartolomeo e l'annesso Convento, risale invece al XV secolo e divenne presto luogo di predicazione biblica. Conseguentemente agli eventi bellici del XX secolo, la struttura abbandonò le sue originarie funzioni per divenire prima caserma militare e poi campo di concentramento per l'internamento degli ebrei. Al suo interno possiamo ammirare un pregiatissimo altare in legno zecchino ed un magnifico Crocifisso, vestito e velato, risalente al '300. Queste mura, che un tempo accolsero l'illustre filosofo Giordano Bruno ed assistettero alla celebrazione della sua prima messa, sono oggi sede del Museo Archivio della Città di Campagna. Oltre le mura cittadine, il nostro itinerario ci conduce al Convento o Santuario di Santa Maria di Avigliano. Anticamente appartenuto all'ordine dei francescani, si ricorda per un bellissimo chiostro sostenuto da colonne ed archi risalenti al Rinascimento, finemente adornati con sistemi gentilizi. Particolarmente bella è la sua chiesa che conserva una statua lignea della Madonna. Altrettanto piacevole è la visita al Convento degli Agostiniani con il suo atrio sostenuto da notevoli colonne tonde, risalenti al XVI secolo e le crociere deliziosamente affrescate. Oltre le chiese, Campagna ci offre la possibilità di ammirare importanti palazzi. Palazzo Bernalla Marchesi di Santa Lucia presenta al suo interno un suggestivo atrio con al centro una fontana di stile barocco. L'antichissimo Palazzo Pastore Alinante che vanta ancor oggi un'interessante cisterna, una meravigliosa scala sostenuta da pilastri ed una fontana parietale di chiaro stile neogotico deliziosamente rivestita da centinaia di conchiglie. Altrettanto meraviglioso è l'atrio di Palazzo Viviani, che conserva stemmi lapidei ed affreschi raffiguranti il Casato nobiliare cui appartiene. Palazzo Ducale, infine, edificato per volere dei Duchi di Campagna, vanta al suo interno due mascheroni decorativi degli inizi del XVI secolo. L'antica e blasonata storia del capoluogo rivive in due delle maggiori manifestazioni annualmente riproposte: i "fucanoli" e la "chiena". Nel mese di gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio Abate, le pile di legna disposte lungo l'intero borgo, all'improvviso effondono calde e lucenti fiamme per scandire la fine del momento religioso e dare avvio ai festeggiamenti profani che proseguono lungo tutta la notte. Come le ardenti fiamme, così l'arsura estiva trova refrigerio in una rallegrante kermesse: la chiena. Le acque del fiume Tenza vengono per l'occasione deviate e fatte scorrere, tra spruzzi ed allegre risa, lungo le strade dell'intera cittadina. Il folklore di questi giorni sembra richiamare due elementi vitali ancor oggi sentiti dalle genti di Campagna: la forza del fuoco, capace di esorcizzare, e la limpidezza dell'acqua per purificare. Tra canti ed allegri sorrisi lasciamo Campagna per raggiungere un luogo noto per le prodigiose acque e la salubre aria. CONTURSI TERME.
Situata sulla vetta di una verde collina e felicemente bagnata dalle acque di sorgenti di cui antichi racconti cantano magiche doti e straordinari poteri, si distingue oggi per l'ospitalità delle genti che mirabilmente hanno saputo giovarsi dei benefici di quella natura, una volta causa di paure ed incanto. Ed infatti il Monte Pruno, preistorico vulcano, offre a queste terre generose sorgenti, dalle elevate proprietà curative oggi utilizzate per i più svariati disturbi. Già il toponimo mostra quanto la presenza delle acque termali sia stata determinante per la storia e lo sviluppo di questi luoghi. Fondate testimonianze dimostrano, infatti, che già dai tempi dell'Imperatore Augusto le genti solevano giungere a Contursi per godere dei benefici effetti delle cure termali. Il Conte Orso, perciò Contursi, vi edificò nell'840 il suo castello attorno al quale nel tempo sorse l'attuale abitato, che in seguito vide l'avvicendarsi di differenti domini.
All'interno del centro storico sono state innalzate nei secoli diverse chiese, tra cui la Chiesa del Bambino Gesù, anticamente denominata Chiesa di San Giovanni alla Porta, perchè sovrastante l'arco di una delle porte più antiche del centro. Continuando nella nostra passeggiata giungiamo alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli, la più antica di Contursi, che sembra essere stata edificata ancor prima dell'840. Originariamente ad una sola navata, la struttura si presenta oggi, a seguito dei differenti rifacimenti a cui è stata sottoposta, divisa in tre navate di stile barocco classicheggiante. Passeggiando ancora nel centro, incontriamo la Chiesa del Carmine che custodisce tuttora le più importanti testimonianze storiche del posto. Al suo interno possiamo ammirare la pala lignea raffigurante la Madonna del Carmelo, posta dietro all'altare, opera del pittore Jacopo De Antora e datata 1608. Si presenta ad unica navata che termina con un abside a pianta quadrangolare. Al di sopra dell'altare si fa notare, invece, la cupola i cui affreschi rappresentano il Giudizio Universale.
Percorrendo le strade del centro, nella parte sovrastante la piazza principale del paese, giungiamo alla piccola Chiesa di San Vito, in cui annualmente viene celebrata, in maniera unica e suggestiva, la festività del Santo. Lasciando il centro e muovendoci verso la frazione Bomerano, possiamo far visita alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, ancor oggi custode di una pregevole pala raffigurante la Madonna coi Santi ed una statua ritenuta miracolosa. Continuando la nostra passeggiata, giungiamo all'interessantissimo Sito archeologico di Isca Ferrigno dove è stata rinvenuta, all'ingresso della Grotta del Rosario, una scultura risalente al Neolitico raffigurante un volto umano. La nostra visita non può considerarsi conclusa senza aver beneficiato delle preziose acque che sgorgano dalle falde del Monte Pruno, dando vita alle rinomate sorgenti termali, di così antica fama che già Plinio il vecchio ne ricorda i portentosi effetti. Tra le quindici sorgenti di Contursi ricordiamo quella del Vulpacchio e quelle di Forlenza, quest'ultime denominate in epoca romana "piscina mirabili florientiae". Le terme non solo donano benessere a quanti ne usufruiscono, ma offrono al paesaggio uno straordinario aspetto. Quindi, non solo curare fastidiosi malanni, ma anche ritemprare il corpo e lo spirito facendosi trasportare dolcemente da un'immensa distesa verde, ideale cornice per una piacevole e benefica sosta. Sono gli stessi paesaggi a circondare la strada che ci conduce sino a OLIVETO CITRA. Caratteristicamente collocato a circa 300 metri sul livello del mare, Oliveto Citra è un centro ricco di storia, le cui prime testimonianze risalgono già all'età del ferro. Assoggettata prima al dominio dei Goti nel 524 e successivamente controllata dai Longobardi, la cittadina iniziò ad assumere il suo aspetto odierno sul finire dell'anno 1000, quando per volere dei Saraceni, fu eretto il castello, fulcro del circostante abitato. Il Castello di Oliveto, oltre ad avere un considerevole valore storico-artistico, si fa notare per la particolare armonia con la quale si inserisce nel paesaggio, regalando uno spettacolo davvero suggestivo e meraviglioso. La sua struttura, di origine Normanna, in epoca rinascimentale si rivelò un'accogliente dimora per i baroni che, tra il XVII e il XVIII secolo, amministrarono il borgo. Di questo florido periodo sono oggi visibili, negli interni del complesso, angoli dove le mura assumono sembianze turrite, ed ancora, finestre e scuderie tipiche dell'epoca seicentesca. Continuando il nostro itinerario, giungiamo alla Chiesa di Santa Maria della Misericordia, edificata nel 1775, la quale ha una struttura a croce latina divisa in tre navate. I bellissimi altari policromi risalgono tutti al periodo compreso tra l'800 ed il '900, presenta inoltre tre dipinti di scuola napoletana ed una lunetta con l'incoronazione della Madonna, entrambi del settecento. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie poi, risale alla fine del '400 e si divide in due navate; al suo interno possiamo ammirare frammenti di bellissimi affreschi tra cui una deposizione di mirabile fattura. Spostandoci lungo le antiche stradine che si divincolano nella deliziosa cittadina, giungiamo al suggestivo Museo, dove sono esposti numerosi corredi tombali che, grazie all'utilizzazione di moderne tecnologie, hanno consentito agli studiosi di ricostruire la storia delle famiglie cui appartennero. Lasciando il centro, giungiamo in località Turni, rinvenuta dagli studiosi la necropoli di Oliveto Citra. Il complesso archeologico costituisce una fondamentale tappa nel percorso storico del posto. In esso, infatti, sono stati ritrovati importanti reperti di vari popoli, primi fra tutti quelli risalenti all'epoca del ferro e del bronzo, seguiti da oggetti tipicamente Etruschi, Greci e Romani. Nel continuare il nostro viaggio tra la storia del borgo, giungiamo ad un altro bellissimo sito; quello di Civita dove sono stati rinvenuti importanti reperti databili, con molta probabilità, al periodo romano ed a quello lucano. Oltre la bellezza dei luoghi e dei paesaggi, Oliveto Citra offre la possibilità a chi vi soggiorna nel mese di settembre, di prender parte ad un'importante manifestazione, il celebre premio Sele d'Oro Mezzogiorno, in cui la mente può spaziare, prendendo parte ai numerosi convegni, seminari e spettacoli per l'occasione organizzati. Ed è sempre la brezza settembrina ad accompagnare l'Antico in Piazza, la manifestazione che deliziosamente arricchisce il centro della cittadina con l'esposizione di oggetti d'antiquariato e collezionismo. Un pò più in là nel tempo, e precisamente ad ottobre, passeggiare per le strade e per le piazze, è un vero piacere. Il profumo del vino si spande in ogni posto e Oliveto veste i suoi colori più tipici durante i giorni della Sagra dell'Uva e della Rassegna Nazionale del Folklore con la sua caratteristica sfilata di carri trainati dai buoi, accompagnata da antichi canti e coreografici balli. I sapori e i profumi continuano ad accompagnarci sino alla ridente cittadina di COLLIANO che all'improvviso ci appare come un antico presepe aggrappato alla roccia posta ai piedi del maestoso Monte Marzano. Il paese, situato a circa 630 metri sul livello del mare, grazie alla sua posizione straordinariamente panoramica, costituisce un privilegiato osservatorio naturale che permette allo sguardo di spaziare dagli argentei Monti Albini sino al mare. Il toponimo del paese è di origine incerta, con molte probabilità esso è legato alla prestigiosa gens Collia che l'abitò in epoca romana ed a cui appartenne per molto tempo, anche se, secondo antiche fonti, la zona dovette essere abitata già in tempi più remoti. E, infatti, grazie ad una serie di ritrovamenti archeologici effettuati nella località di San Priscolo, al confine tra Valva e Colliano, ed in località San Vittore, si è venuti in possesso di reperti databili all'epoca Paleocristiana. Di notevole interesse dal punto di vista archeologico è l'area di Bisigliano, dove recenti scavi hanno portato alla luce dei frammenti che fanno supporre l'esistenza di un agglomerato urbano di età imperiale, pagus, di una certa importanza. Durante il Medioevo, la popolazione in fuga dalle incursioni barbariche, che in questo periodo divennero sempre più terribili e frequenti, decise di spostarsi verso le zone rocciose più alte, dove costituì un villaggio ben difeso. Nel corso dei secoli una serie di famiglie si succedettero alla guida del borgo e degli antichi fasti. Testimoni del felice periodo medievale, restano il centro storico di Colliano e Collianello, dove è possibile ammirare, tra caratteristiche stradine e scale tipiche del borgo, una serie di Palazzi Gentilizi. In località San Vittore poi, troviamo una serie di interessanti reperti appartenenti all'antico villaggio posto ai piedi del Monte Castello; di particolare pregio i frammenti del pavimento musivo di epoca medioevale. Nella stessa zona, nel punto più elevato della radura, si trova anche traccia di una Basilica Paleocristiana risalente ai secoli VII e VIII d.C., che reca i resti di due entrate, una posta ad ovest e l'altra orientata a mezzogiorno, mentre ad est è visibile un'abside semicircolare. All'epoca della dominazione Normanna risalgono i suggestivi resti del Castello Normanno, che si erge nella zona antistante Collianello; della costruzione purtroppo, oggi restano solo le mura di cinta e le torri. Continuando la passeggiata nel suggestivo centro storico di Collianello, merita sicuramente una visita la Chiesa di San Martino. Eretta tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo sui resti della Cappella dedicata a San Martino di Tours, conserva, alle spalle dell'altare maggiore, una nicchia contenente la statua del Santo. La Chiesa, adagiata su un blocco di pietra calcarea, fu edificata utilizzando materiali molto simili all'orografia naturale, tanto da confondersi con essa, ed è costituita da un'unica navata e da un campanile esterno che si prospetta sulla piazzetta principale del paese. Proseguendo la nostra visita, possiamo ammirare poi la Chiesa Madre dei SS. Pietro e Paolo di origine duecentesca, quella di Santa Maria del Borgo e quella di Santa Maria del Soccorso. E se la nostra mente ha ancora bisogno di evadere dalle preoccupazioni della vita quotidiana, il modo ideale per ricaricarsi è tuffarsi nella natura percorrendo i rigogliosi sentieri che questa zona offre. Tra questi, innanzitutto gli itinerari che costeggiano le pendici del Monte Marzano, fonte di richiamo per gli amanti della natura, qui ricca di faggi e ontani, dove è particolarmente gradevole sostare nelle aree attrezzate, o passeggiare lungo i sentieri n. 203/220, tracciati dal CAI, che partono dalla frazione Collianello. In questo susseguirsi di piccoli paradisi terrestri, il corpo e l'anima riusciranno sicuramente a ritrovare la giusta energia per affrontare le numerose manifestazioni ed attività che il posto propone, prima fra tutte la divertente e ricca esperienza della raccolta del tartufo, rarissimo quanto squisito dono della terra, che fu scoperto in queste zone negli anni '60 e che si rivelò essere il pregiato "tartufo nero di Bagnoli". Per celebrare questa prelibata bontà, ancor oggi si tiene la Mostra Mercato del Tartufo, vero antico signore di Colliano. L'evento ben rappresenta la sintesi tra piacere e cultura, grazie alla suggestiva ambientazione nel prezioso centro storico. Ma a Colliano non è solo il tartufo a deliziare i nostri palati. Qui, anzi, possiamo degustare squisiti formaggi tipici, tra cui in particolare il "caciocavallo silano", uno dei più antichi formaggi a pasta filata del mezzogiorno, bontà che si è guadagnata l'ambito marchio DOP, e il cacioricotta altra golosità locale dal gusto intenso. Il nostro cammino tra i profumi e i sapori di queste splendide terre, ci conduce ad un altro suggestivo centro: VALVA. Qui tutto, dalle tranquille viuzze alle deliziose piazzette, invita alla sosta e a godere di un favoloso panorama. E' già il nome del piccolo centro a raccontare delle sue bellezze e della sua storia. Valva, infatti, nell'etimologia latina, significa "porta", simbolo di passaggio verso un nuovo mondo, verso una nuova vita per tutti coloro che nei tempi passati qui decisero di abitare, abbandonando la madre patria. Così per i Greci, suoi primi abitanti, seguiti dai Romani, le cui frequenti razzie obbligarono la popolazione autoctona a rifugiarsi tra i monti, edificando quella che oggi è chiamata "Valva vecchia", e altro popolo che ci abitò, i Picentini. Dopo la florida epoca Longobarda, Valva, allora feudo, fu donata da Roberto il Guiscardo al Cavaliere Gozzolino, capostipite della famiglia Valva, ma dopo la morte del principe il suo successore ed erede Ruggiero, riuscì ad ottenere il possedimento del Castello dal Barone Bernardo, che come il suo predecessore donò tutto a Gozzolino. I Valva per un breve periodo furono allontanati dal feudo, ma ne ripresero il possesso con Gradalone. Sarà, però, nel periodo Aragonese che verrà costruito il palazzo Villa d'Ayala, sempre possedimento dei Baroni Valva, ampliato successivamente per volontà del Re Ferdinando IV che fece costruire il meraviglioso Parco, secondo i criteri architettonici ottocenteschi che vagamente ricordano quelli dei maestosi giardini della Reggia di Caserta. La struttura del palazzo è neo-gotica e decorata da numerosi bassorilievi che raccontano la storia di amori impossibili, come quelli di Paolo e Francesca o di Ginevra e Lancillotto. Al suo interno è ancora possibile ammirare i mobili appartenuti ai baroni che ne testimoniano gli antichi fasti. Passeggiando nel parco, si ammirano bellissime statue immerse tra i boschi all'inglese e i giardini all'italiana che circondano fontane dominate da meravigliose sculture. Collegato alla villa, si erge il Castello di Valva, originariamente residenza estiva del marchese Giuseppe Maria d'Ayala, presenta una torre risalente all'anno mille. Di grande interesse è la passeggiata che ci porta alla scoperta delle località di Valva Vecchia, San' Abbondio e San Bartolomeo dove è possibile ammirare preziose testimonianze del periodo medioevale. Alla bellezza del patrimonio architettonico si aggiunge quella del patrimonio naturalistico, e la nostra passeggiata si arricchisce, così, con la visita alle Grotte di San Michele, che è possibile raggiungere attraverso suggestivi sentieri. La grotta conserva la cappella dedicata al Santo Patrono, risalente all'anno mille, e l'antichissimo altare voluto dai devoti. Sul territorio di Valva non mancano inoltre, numerosi boschi che vantano la presenza di noci, cerri, castagne, dove è possibile sostare per tutti coloro che hanno voglia di vivere a stretto contatto con la natura. Lasciando Valva, immersi nei profumi della montagna ed inebriati dal sole che penetra tra le fronde dei centenari alberi, giungiamo a LAVIANO. Il piccolo centro dell'Alto e Medio Sele mostra purtroppo ancor oggi le tracce dei danni prodotti dal terribile sisma del 1980. Il suo nome deriva dal termine Lavianum, quasi sicuramente usato presso i Sabini per indicare gli appartenenti alla gens Lavia; la cui origine risale con molte probabilità al V secolo a.C. In piena epoca romana, Laviano costituì uno dei centri più importanti di tutta la zona, grazie alla presenza del collegium dendrophorum, dedito al commercio di legname, così denominato perchè associato al nome del sacerdote Dendoforo, che durante i riti sacri offriva alle divinità rami di alberi. Tra le dominazioni che vi si avvicendarono, determinanti furono per lo sviluppo del centro, quella Normanna e quella Longobarda. A questo primo periodo risale l'edificazione del Castello Svevo-Normanno, per volere del Conte Guglielmo alla fine del X secolo, e la Chiesa Madre dell'Assunta; di entrambe le strutture però non rimangono che macerie. I danni prodotti dal sisma dell'80, purtroppo, non ci consentono di ammirare la bellezza del suo patrimonio artistico che un'importante operazione volta al recupero si sta preoccupando di riportare alla luce, grazie ai lavori di restauro attualmente in corso. Passeggiando lungo le stradine che circondano Laviano, possiamo godere di una maestosa vegetazione che qui, grazie alla particolare posizione ed alla natura dei terreni e delle acque, appare più rigogliosa che mai e fornisce la possibilità di trascorrere allegre e rilassanti ore tra i colori ed i profumi dei boschi di Spagarino, della Montagna Grande e del Monte Faito. Ed ancora immersi nel verde, giungiamo all'Oasi di protezione naturale - Riserva dei Monti Eremita e Marzano che, attentamente custodita e protetta dagli operatori del WWF, offre la possibilità di ammirare pregiati e rari esemplari della fauna locale. Laviano non offre solo la possibilità di godere della natura, ma è anche un paese ricco di prelibatezze da gustare. Così tra questi boschi, o tra le sue stradine, potremo deliziarci assaporando il pregiatissimo "caciocavallo schietto", il delicato olio DOP, il corposo vino e i saporiti salumi che gentilmente ci saranno offerti dai sorridenti volti degli abitanti, sempre pronti, con la loro rinomata ospitalità, a farci sentire di casa. Il nostro viaggio continua ora nel piccolo borgo di SANTOMENNA e, giungendovi, comprendiamo subito di essere nel posto ideale per trascorrere sereni momenti lontani dallo stress quotidiano, immersi in un'oasi rigogliosa dove potremo ritrovare il contatto con quella natura spesso selvaggia che la vita moderna ci ha fatto dimenticare. Ultimo paese della provincia di Salerno, situato al confine con la provincia di Avellino, il suo territorio fu abitato già dai tempi lontanissimi. I numerosi ritrovamenti archeologici, infatti, fanno risalire i primi insediamenti umani al periodo Greco, Lucano (nelle località Abetina e Aulecina troviamo frammenti di ceramica, vasi e anfore dei secoli V e IV a.C.) e Romano. Verso il VI secolo, l'eremita Menna qui costruì, nella parte alta della montagna, la sua cella che elesse quale dimora ideale per sfuggire alle cattiverie dell'uomo. Ed è a questo eremita, in seguito diventato santo, che il paese deve il proprio nome. Nel IX secolo i Longobardi donarono ai Benedettini quel luogo sacro, testimone della vita del Menna, e qui i monaci fondarono un monastero. Nel 990 Santomenna fu distrutto per la prima volta da un terremoto. Questo terribile evento fu l'inizio di un periodo molto triste per la storia del piccolo centro che, nell'anno 1000, lo vide vittima di una spietata incursione da parte del popolo Saraceno. Successivamente fu dominato dai Longobardi e nei secoli seguenti, Santomenna diverrà prima sede vescovile, poi tribunale ecclesiastico diocesano e seminario. Il paese conobbe poi l'avvicendarsi di diversi domini e nuovi signori appartenenti per lo più alla famiglia Gesualdo. Il susseguirsi di una serie di eventi sismici ha purtroppo distrutto molte delle bellezze artistiche del piccolo borgo, che però, grazie ai suoi importanti trascorsi, è ancora in grado di mostrare i segni di un importante passato. Passeggiando lungo il centro della cittadina, giungiamo alla Chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie che, costruita nel 1200, si presenta divisa in tre navate e conserva al suo interno una pregevole acquasantiera nonchè un maestoso altare in marmo, alle cui spalle, collocata in una nicchia, possiamo ammirare una splendida Madonna con Bambino. Il nostro itinerario prosegue e ci conduce a Palazzo de' Ruggeri, la cui edificazione risale al periodo compreso tra il 1800 ed il 1900 e che è oggi sede del Museo cittadino, dove sono custodite molte delle opere appartenenti alle strutture distrutte dal violentissimo sisma dell'80. Seguendo le caratteristiche stradine medioevali, giungiamo alla Congregazione dell'Immacolata Concezione, eretta tra il 1700 e il 1730. E' costituita da un'unica navata, al cui interno si può ammirare un pregevole organo, mentre il soffitto della sagrestia è mirabilmente abbellito da un affresco risalente allo stesso periodo. Allontanandoci solo di pochi chilometri dal centro, ci si presenta dinanzi un luogo di grande valenza mistica, il Convento dei Cappuccini. Eretto sulle macerie di quello che era l'antico Convento dei Benedettini e successivamente distrutto dal sisma, oggi consente di osservare i resti delle mura perimetrali, la sala dove fu seppellito il Vescovo Randoni e un notevole lavatoio in pietra. La presenza di grandi spazi, ha favorito lo sviluppo dell'allevamento e la conseguente produzione di ottimi prodotti, come carni e formaggi. Inoltre l'intensa coltivazione di vigneti e uliveti ha permesso agli abitanti del luogo di ricavare da questa prodiga terra ottimo vino e corposo olio. Tra le manifestazioni che Santomenna organizza, la più importante è sicuramente la Sagra dei piatti poveri, che aiuta a far riscoprire tradizioni, ricette e sapori dell'antica civiltà contadina e che annualmente si tiene tra la fine di luglio e gli inizi di agosto.
Santomenna è ormai alle spalle, quando come per incanto, ci troviamo tra le ordinate stradine di un altro paese, che sembra essere uscito da quei libri che parlano di posti e culture lontane: ci troviamo a CASTELNUOVO DI CONZA, piccolo centro adagiato su una collina, tra il verde degli alberi. Paese antichissimo della valle del Sele, Castelnuovo, grazie alla sua posizione domina tutto questo territorio, offrendoci un panorama mozzafiato. I primi ad abitare questo posto furono i Sanniti (popolo originario di Benevento), le cui tracce sono state ritrovate a Cupole, frazione di Castelnuovo e che furono a lungo perseguitati dai Romani. Altre fonti, invece, ci raccontano che Castelnuovo fu abitata per la prima volta dai Longobardi, risaliti dalle coste della Puglia; che qui si stanziarono in località Torricella. Furono poi, costretti a trasferirsi nella zona collinare dalla micidiale abbondanza di serpenti velenosi presenti in tutta la pianura. Molto probabilmente da questo originario gruppo etnico, si divisero le due popolazioni che dettero origine ai paesi di Castelnuovo e di Santomenna. Del resto della storia abbiamo pochissime ma significative testimonianze, tra cui la notizia di un violentissimo sisma che la colpì nel 1640 e ne dimezzò terribilmente la popolazione del paese, giunta a non avere più di 50 abitanti. All'inizio del IXX secolo il paese conobbe una forte crisi economica che portò all'emigrazione di molti Castelnovesi. Questi, infatti, furono i primi italiani ad arrivare in Colombia. Ma una nuova pagina di dolore è stata aggiunta alla storia del paese nel 1980, quando il terremoto dell'Irpinia distrusse il paese intero. Tra i resti di quelli che erano i bellissimi siti archeologici da visitare, troviamo significativi reperti nelle frazioni di Cupole, Torretta e Sant'Ilarione, che testimoniano la presenza dei Sunniti attraverso frammenti di vasellami risalenti al IV-V secolo. Mentre a Sant'Ilarione sono ancora visibili i resti di un Castello e di alcune abitazioni di origine Longobarda, e inoltre è possibile anche visitare la chiesa del Santo protettore, denominata anche "cappelluzza" che si può raggiungere passeggiando per una bellissima e colorata stradina. Ma a creare, ulteriormente, l'incanto in questo paese contribuisce sicuramente anche la presenza di numerosi boschi come quello del Temete di ben 130 ettari, di Cesina, che misura 20 ettari e il Fontaniello, di 5 ettari. Come tutti i territori della Valle, l'economia del paese si regge sull'agricoltura e sull'allevamento. Distese di uliveti offrono gli abbondanti frutti da cui si ricava un olio senza pari; mentre l'allevamento, in immensi campi, di bovini, ovini e suini, dona prodotti di ottima qualità. Inoltre la cucina della tradizione conosce a Castelnuovo nuova vita, grazie alle ottime varietà di pasta fatta a mano, come i fusilli, i cavatelli e i triiditi, caratteristici gnocchi cavati con tre dita. Ogni settimana è inoltre possibile passeggiare tra le divertenti bancarelle del mercato, che espongono prodotti di tutti i generi e che fanno viaggiare la mente verso posti lontani, descritti nella fiaba che Castelnuovo racconta.








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