Siti Unesco

Costiera Amalfitana

La costiera amalfitana è il tratto di costa campana situato a sud della penisola sorrentina, che si affaccia sul golfo di Salerno. E' delimitato a ovest da Positano e ad est da Vietri sul Mare. È un tratto di costa famoso in tutto il mondo per la sua bellezza naturalistica, sede di importanti insediamenti turistici.

Considerato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, prende il nome dalla città di Amalfi, nucleo centrale della Costiera non solo geograficamente, ma anche storicamente. Le sue bellezze naturali ed i suoi paesaggi pittoreschi l'hanno resa, specialmente a partire dal secondo dopoguerra, una delle mete predilette del jet set mondiale. Da qui il soprannome di "Divina Costiera".

Tra le moltissime celebrità che negli anni hanno scelto la Costa d'Amalfi quale amata oasi di soggiorno, sono menzionabili: la first lady Jacqueline Kennedy, il re Vittorio Emanuele III di Savoia, l'imprenditore Gianni Agnelli, le attrici Grace Kelly, Greta Garbo e Sophia Loren, gli attori Leonardo Di Caprio e Tom Hanks, il ballerino Rudolf Nureyev, il cestista LeBron James.
La costiera amalfitana è nota altresì per alcuni prodotti tipici, come il limoncello, liquore ottenuto dai limoni della zona (sfusato amalfitano) e il "concerto" (prodotto a Tramonti). Quest'ultimo è ottenuto da un mix di 15 spezie tra cui: liquirizia, finocchietto, chiodi di garofano, noce moscata, stella alpina e mentuccia. Inoltre, tra i prodotti tipici, troviamo le alici e le conserve di pesce prodotte a Cetara e le ceramiche realizzate e dipinte a mano a Vietri.

 

 

 

Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Paestum, Velia e la Certosa di Padula

Il 1998 è l’anno in cui arriva il riconoscimento per il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, i siti archeologici di Paestum e Velia, e la Certosa di Padula. Il Cilento, durante la Preistoria e il Medioevo, è stato il principale crocevia culturale, politico e commerciale, creando un panorama culturale di notevole significato e qualità.

Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, secondo parco in Italia per dimensioni e primo geoparco in Italia, si estende dalla costa tirrenica fino ai piedi dell’appennino campano/lucano e comprende le cime degli Alburni, del Cervati e del Gelbison, nonché parte del Monte Bulgheria e del Monte Stella. Esso costituisce il parco mediterraneo per eccellenza grazie alla tipologia ambientale che lo contraddistingue, con lecci, ulivi, pinete e vestigia di tutte le civiltà che hanno attraversato questo territorio, dal Paleolitico agli insediamenti di Paestum e Velia, dagli insediamenti medievali fini alla Certosa di Padula.

Il popolamento floristico del Parco è costituito da circa 1800 specie diverse di piante autoctone spontanee, a cui si aggiungono altrettante comunità faunistiche, tra cui spiccano il falco pellegrino e l’aquila reale.

Elea, denominata in epoca romana Velia, è un’antica polis della Magna Grecia, la cui area archeologica è localizzata in contrada Piana di Velia, nel comune di Ascea. La città nacque nel VI secolo a.C., quando una spedizione di coloni focesi provenienti dalla Turchia giunse sulla costa tirrenica della Lucania e sviluppò una città su un promontorio affacciato sul mare. Dell’antica città, restano numerosi monumenti: l’area portuale, le terme ellenistiche, le terme romane, l’Agorà, l’Acropoli, il Quartiere Meridionale, il Quartiere Arcaico, il teatro romano, Porta Marina e Porta Rosa.

Quest’ultima, di indiscusso valore, è un prestigioso monumento che svolgeva la duplice funzione di collegamento dei due quartieri della città, e di viadotto congiungente le due sommità dell’acropoli. Tra i motivi che hanno reso Velia patrimonio dell’umanità va menzionata la scuola eleatica, una scuola filosofica che ha potuto vantare, tra i suoi esponenti, Parmenide, Zenone di Elea e Melisso di Samo.

Paestum è un’antica città della Magna Grecia, fondata nel VII secolo a.C. con il nome di Poseidonia, in onore del dio del Mare Poseidone, ma molto devota ad Era e Atena. Essa si trova nell’area appartenente oggi al comune di Capaccio e la sua estensione è ancora oggi riconoscibile grazie alle mura greche che la cingono. La cinta si sviluppa per circa 4,75 Km e segue l’andamento de banco di travertino sul quale sorge la città. In corrispondenza dei 4 punti cardinali si aprono le 4 porte principali d’ingresso: Porta Sirena, Porta Giustizia, Porta Marina e Porta Aurea.

All’interno della cinta si trovano i resti dell’antica città, che si possono considerare, insieme a quelli di Atene ed Agrigento, i più grandi esempi dell’età classica giunti fino a noi. In particolare si possono ancora osservare oggi la via Sacra, il Foro e tre Templi:

– Tempio di Hera: conosciuto come la “Basilica”, esso è, in realtà, un tempio periptero (9 x 18 colonne) di ordine dorico dedicato molto probabilmente a Era, dea della fertilità, della vita e della nascita. Esso è il più antico dei tre grandi edifici, e appartiene alla prima generazione dei grandi templi in pietra, iniziato intorno al 560 a.C..

– Tempio di Hera II: il tempio, conosciuto anche con il nome di Tempio di Nettuno, è assimilabile a quello dedicato a Zeus ad Olimpia, ed è il più grande della città, motivo per cui la sua dedicazione è ancora problematica. Le ipotesi più accreditate lo vogliono dedicato ad Era o a Zeus o ad Apollo; l’attribuzione a Nettuno è, invece, un errore compiuto dagli studiosi nel XIX secolo, ai quali sembrò inevitabile che il tempio più grande fosse dedicato alla medesima divinità protettrice della città.

– Tempio di Atena: il tempio, il più piccolo tra gli edifici templari, è l’unico di cui si sa con certezza a quale divinità fosse dedicato, Atena, la dea dell’artigianato e della guerra.

Tra i templi, che sorgono nella parte centrale della città, era collocato il Mercato, cioè la piazza centrale, dove si tenevano le assemblee dei cittadini e si venerava la tomba del mitico fondatore di Paestum; intorno ai templi e al mercato si estendevano poi i quartieri abitativi.

Tra i numerosi ritrovamenti nel sito archeologico, spicca senz’altro la famosa Tomba del Tuffatore, l’unica testimonianza di pittura greca figurativa. Essa prende il nome dalla raffigurazione sulla lastra di copertura: un giovane nudo che si tuffa nell’oceano, immagine metaforica del passaggio dalla vita alla morte.

Certosa di Padula. Nell’altopiano del Vallo di Diano si trova, infine, la Certosa di San Lorenzo a Padula che, con la sua superficie di 51.500 mq, è il più vasto complesso monastico dell’Italia meridionale, nonché uno dei più ricchi di tesori artistici. I lavori di costruzione della Certosa iniziarono nel 1306 e proseguirono, con ampliamenti e ristrutturazioni, fino al XIX secolo. I Certosini lasciarono Padula nel 1807, durante il decennio francese del Regno di Napoli, allorché furono privati dei loro possedimenti nel Vallo, nel Cilento, nella Basilicata e nella Calabria. Le ricche suppellettili e tutto il patrimonio artistico e librario andarono quasi interamente dispersi e il monumento conobbe uno stato di precarietà e abbandono.

Dichiarato monumento nazionale nel 1882, la Certosa è stata presa in consegna dalla Soprintendenza per i Beni architettonici di Salerno e nel 1982 sono cominciati i lavori di restauro. Le trasformazioni più rilevanti del complesso risalgono al ‘500 e al ‘600, tanto che lo stile architettonico prevalente è il Barocco, lasciando poche tracce del complesso trecentesco.

La certosa conta circa 350 stanze e numerosi luoghi per il lavoro e la contemplazione, secondo la regola certosina: il chiostro grande (il più grande del mondo), 4 chiostri più piccoli, numerose cappelle, i cortili, la biblioteca, la cucina, le lavanderie, le cantine, la foresteria, la sacrestia, stalle e granai. Dal 1957 ospita il Museo Archeologico provinciale della Lucania occidentale e, dal 2014, fa parte dei beni gestiti dal Polo Museale della Campania.

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